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Aching autobhan, Final Fantasy VII

L’aria calda dell’estate, all’inizio dell’estate, due anni dopo. A giugno del 1999 ho archiviato con un certo successo il mio iter scolastico diplomandomi con il massimo dei voti concessi da un triennio di chiusura vissuto pericolosamente. Il successo di cui sopra corrisponde al fatto di essere stato promosso, condizione essenziale per levarsi di dosso quella rottura e passare il tempo a giocare con le riviste di videogiochi. E anche a fare tutto quello che si spera di riuscire a fare un po’ nell’estate post-maturità e un po’ negli imminenti vent’anni.

Secondo le regole ben scritte delle commedie al cinemà, l’estate che segue il diploma è l’ultimo momento di totale pacchia, prima di finire nuovamente e perennemente tritati da università e/o lavoro. Quell’aria calda d’inizio estate del 1999, dentro cui butto la faccia mettendo la testa fuori da un finestrino di un treno interregionale come già all’epoca non ne facevano più, in realtà mi accompagna in un periodo piuttosto diverso. Nei mesi estivi e poi in quelli autunnali e poi, a guardare bene, per altri vent’anni, mi sarei occupato di capire come riempire le pagine di una pubblicazione. Stampata su carta o digitale, a cadenza mensile o quotidiana che fosse. All’epoca era principalmente PlayStation World, che aveva debuttato in edicola proprio nel mese di giugno, ma per qualche tempo (poco) sarebbe proceduta in parallelo anche la collaborazione con lo Studio Vit.

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Resident Evil 3: remake, demake e illusione

Siamo arrivati a un punto di equilibrio: nuovi annunci di remake ed edizioni rimasterizzate dei giochi non scatenano le classiche frange di indignados, non con la stessa regolarità di qualche anno fa. Una pace raggiunta scavalcando cadaveri tra i commenti ai piedi degli articoli, i tweet da reflusso gastrico e le sparate a occhi chiusi. Preparatevi a tornare in trincea, gli scontri si riaccenderanno all’alba della nuova generazione, quando le uscite di peso sconteranno qualche calo fisiologico in quanto a frequenza.

I remaster e i remake sono comunque, sempre, una buona notizia. Spesso lo sono per chi deve tirare i conti a fine trimestre, in generale fanno buon gioco pure a noi appassionati e in generale al settore: perché preservare è bene, anche se lo si fa riproponendo e aggiornando, piuttosto che replicando l’originale. Anzi, le due cose dovrebbe andare a braccetto, di pari passo e però è chiaramente più facile per i produttori scegliere la strada del gioco (almeno visivamente) al passo con i tempi, infinitamente più vendibile rispetto al fossile coi pixelloni. E vendibile a un prezzo molto più succulento, è naturale.

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Cross gen e remake: il salto da 16 a 32 bit

Non ho ancora trovato un posto per le raccolte di riviste di videogiochi, dopo l’ultimo (si spera in senso letterale) trasloco. Non ne sono rimaste tantissime, anzi: una parte significativa è stata donata qualche anno fa, un’altra è finita nell’inceneritore (si spera in senso letterale) molto prima, altre ancora attendono di essere elargite al soppalco della Kenobisboch & Associati quanto prima. Però Nintendo la Rivista Ufficiale, Game Power, Zeta, Electronic Gaming Monthly me le tengo. Anche se sono in mezzo ai piedi nella camera dell’inquilino e quindi ci sbatto contro le caviglie ogni tanto. Da un incontro fortuito simile nasce il bel racconto di oggi.

La serie sarebbe: “ma davvero l’ho recensito?”, se non fosse che so per certo di aver dato il via a una rubrica “ma davvero ho scritto questa roba?” anni fa, su questo blog, prima che venisse spazzato via tutto. E in sostanza si tratterebbe sempre della stessa pappa: non ricordavo di aver giocato e scritto di quel gioco lì… a tal punto che potrei, in effetti, averne scritto senza averci giocato. Anche ai (miei) tempi di Game Power si traduceva, che vi credete, con la deliziosa prosa british di Games Master a fare da materiale di partenza. In realtà mi è successo solo una manciata di volte, tutto sommato e in percentuale sono ben di più gli articoli realizzati ex novo appositamente, ma il rischio di non ricordarsi di Hardcore 4×4 (PlayStation, Gremlin) perché effettivamente potrei non averci mai giocato, esiste. Anche se in quel caso credo di averci giocato.

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Doom Eternal e il siffredismo di Venere

Si era capito fin dall’inizio che questo matrimonio non s’aveva da sparare: un black out aveva interrotto la mia prima pomiciata con Doom Eternal, all’ultimo E3 che avrà senso ricordare come tale. Ma le radici del fastidio che oggi, con in mano la versione completa del gioco da settimane, mi assale a ogni partita, si annidano molto più in profondità.

“Durerà un fracasso, una cosa che io non so nemmeno dirvi, ma proprio tipo guarda, allucinazione tremenda”: trattasi di libera parafrasi di quanto detto da qualcuno di id Software a una manciata di mesi dall’uscita di Doom Eternal… e che aveva fatto capire chiaramente come ci sarebbe stato di che discutere. E in effetti, ora che è qui e che ci ho passato un po’ di ore, mi sento di potermi lamentare, come farebbe un qualsiasi anziano dei Simpson che urla contro il cielo. Non riesco ad appassionarmi a Doom Eternal, non riesco a divertirmi e/o a trovarlo emozionante e in parte mi risulta anche complicato capire perché. Credo che molto debba però essere ricondotto a quella mezza-citazione lì in alto.

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Art of Fighting: un dibattito ancora aperto

Solo dei senza Dio possono divertirsi con Art of Fighting. Art of Fighting è un’indecenza, una vittoria di pirro per chi di videogiochi non ne sa davvero nulla. Quelli che seguono l’emozione facile di zoom e risoluzione aumentata, i quadricipiti femorali prima dei ventricoli cardiaci, quella gente lì. Io, noi, gente per bene e che c’eravamo da quando si bonificavano le paludi, sappiamo bene che Suo è il cielo e tutto ciò che si trova al di sotto: mai Gli volteremmo le spalle, tanto più per lasciarci accecare dagli infidi riflessi del bronzo pagano di un gioco indegno della Sua luce.

Queste, all’incirca, le pacate considerazioni che mi ribollono tra le due orecchie mentre, sdraiato sul letto di un appartamento in montagna, con il profumo del pranzo cucinato da mia madre che inizia a conquistare il territorio, sfoglio il nuovo numero di Console Mania. Siamo all’inizio del 1993 e la recensione di Art of Fighting è il piatto forte del mese: il gioco, nella sua versione originale per Neo Geo, viene spedito nell’Olimpo con la delicatezza di un 99% 95%. Una cosetta elegante.

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L’E3 ai tempi di un altro tempo

Old wild west: il vecchio ovest selvaggio, in realtà addomesticato da un pezzo, della Los Angeles di inizio secolo. Questo secolo, chiaramente, quello che sta salutando (per ora o per sempre) l’E3, epicentro dei videogiochi ieri ed epicentro dei soccorsi per la crisi pandemica a una revolverata di distanza da Hollywood. Questa, però, è un’altra storia… per quanto anche il virus abbia infilato la sua buona parte di chiodi nella bara del fu Electronic Entertainment Expo (nota a me stesso: ridurre al minimo l’utilizzo della figura dei chiodi nella bara, l’hai buttata lì un milione e mezzo di volte, basta).

Da qualche mese ho il jewel case di un DVD (ex) vergine sulla scrivania, in effetti sopra a una cassa, già coperto nel tempo da due sacchettine per altrettante coppie di auricolari sportivi e qualche busta verdognola col marchio della polizia. Oggi ho ricollegato il lettore esterno e infilato dentro il disco: “Foto Los Angeles 2004”.

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Il pixel è nudo

Trip da bit per beat (Bit.Trip.Beat @ Wii)
Trip da bit per beat (Bit.Trip.Beat @ Wii)

C’è gente a cui piace essere sincera: Bit.Trip.Beat dice tutto nello strepitoso titolo. Con i punti a creare un finto richiamo elettronico, una condizione binaria e forse a dare ritmo. Lo stesso ritmo promesso (e mantenuto) da quel Beat finale, arricchito dallo stile scodinzolato dal Bit e perpetuato in un lungo Trip, in senso figurato e meno figurato. Lo ha messo in piedi Aksys Games, chiedendone il permesso ai ragazzi di Gaijin e lo trovate al modico prezzo di 6 Euro sugli scaffali elettronici del Wii Shop. Bit.Trip.Beat è Arkanoid rivisto e reso divertente, perché chiariamo subito: Arkanoid era una mostruosa rottura di palle, come conferma ampiamente la riedizione voluta da Taito e lanciata poche settimane fa in zona Xbox 360. Invece Bit.Trip.Beat è intelligente, malato, sagace, fulminato in testa, colorato e tossico: nel (molto) bene e nel (poco) male. Il poco male è un male però necessario, quello del sistema di controllo appoggiato all’utilizzo in senso orizzontale del telecomando Wii, che va fatto ruotare sul suo asse icchese per muovere verso l’alto e il basso la stanghetta su schermo, impegnata a ricacciare indietro le orde di pixel nudi e crudi lanciati a ritmo da destra verso sinistra. Ecco, funziona, e funziona bene, solo che è un controllo nervoso e irascibile, capace di rilevare ogni millesimo di inclinazione e con giornate afose come queste e giochi crudeli e bucasinapsi come Bit.Trip.Beat ti ritrovi alla fine con una spugna di sudore al posto della mani. Il telecomando si è sciolto nella presa. Però va bene così, perché nel mezzo è tutto un danzare di quadratini, con coreografie improvvisate o delicatamente organizzate, esplosioni e accelerazioni. Finti rallentamenti e innumerevoli ballerini tutti presi a ridurre in liquido quel poco che rimane di buono in testa dopo i primi cinque o dieci minuti di gioco. Bit.Trip.Beat: farsi male per volersi bene.

Zavalutazione: ♥♥♥♥

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Wii: sta succedendo qualcosa

Grand Slam Tennis come Match Point?
Grand Slam Tennis come Match Point?

Fa caldo, questa notte ho ufficialmente dormito sopra le coperte e le imposte sono perennemente chiuse per evitare quel tasso eccessivo di afa che noi vichinghi proprio non sopportiamo. Ufficialmente estate e un’estate che, insospettabilmente, sta regalando gioie a chi ha un Wii sotto al televisore. O perlomeno a me. Dopo mesi e mesi, forse per la prima volta dopo l’arrivo (due anni e mezzo fa) della console nei negozi, mi ritrovo ad avere un buon numero di giochi da provare o che proverei volentieri se avessi tutto il tempo libero che vorrei avere. Grazie al cielo le pagine mensili su NRU sono la scusa ufficiale per far collimare desideri&doveri, tanto che nelle ultime settimane ho scoperto svariati episodi felici. Prima Punch-Out!!, che ormai è nei negozi, e che è bello da vedere, divertente da giocare, intelligente da studiare e stronzo il giusto per durare più di due pomeriggi. Se solo non fosse che il mio salvataggio è tenuto in ostaggio da una console tornata tristemente in Nintendo. Che Next Level Games ci sapesse fare era già stato confermato da Super Mario Strikers, ma qui le cose vanno anche meglio. Il sistema di gioco (complice la possibilità di appoggiarsi a una ricetta del passato) è più immediato, pulito ed efficace; la realizzazione grafica quasi impeccabile e stilosa quanto basta; il level design da primo della classe. Vittoria su tutti i fronti.
Tempo pochi giorni e, dopo aver consegnato la rece di Punch-Out!!, mi ritrovo alle prese con Excitebots, ancora inedito in Europa (chissà per quanto… fine luglio? Settembre?), trash oltre ogni dire, ma anche lui efficace e divertente più di quanto avrei pensato possibile guardando la copertina. Qui non solo c’è un buon sistema di gioco e un’infinità di roba da fare, ma anche una gran bella sezione per il gioco online. Da sempre caso più unico che raro su Wii. Da comprare ieri pure lui. Poi le vere sorprese: Grand Slam Tennis e il Wii MotionPlus. Non gli avrei dato un Euro. Al Wii MotionPlus sì, a Grand Slam Tennis no. Invece, nonostante qualche difetto, qualche imprecisione (da limare per la prossima uscita, altrimenti pomodori sul palco), è il miglior tennis per Wii. E il miglior gioco di tennis in senso generale se si vuole affrontare la faccenda emulando davvero quanto accade su un campo. La sensazione di nervosismo e di concentrazione che precede il servizio dell’avversario (“me la tira sul dritto o sul rovescio?”) è impagabile. Oppure sì, si paga 59 Euro con l’aggeggio extra. Comprerò anche questo. Infine, solo intravisto in redazione, giocato per cinque minuti: The Conduit. Che non è il miracolo tecnologico che, non si capisce bene come, qualcuno aveva predetto. Che non lo sarebbe stato si vedeva fin dalle prime foto e dai filmati, ma vabbé. Quel che conta è che pare funzionare bene, sembra essere ricco di roba da fare e gente da sparare nel petto, robi strani da utilizzare e sufficiente carattere per dare qualche bella gioia agli amanti degli FPS. Sarà quell’effetto “non è una conversione a cacchio di altre versioni più migliori”, ma pare davvero avere un senso nella vita. Solo intravisti, ma probabilmente altrettanto degni di nota: Anno (RTS – gestionale teutoneggiante), Boom Blox Smash Party (provato giusto un pomeriggio con la sezione romana). Insomma, la bellezza di tre giochi da comprare, uno da aspettare con già delle emzze convinzioni e altri due probabilmente papabilissimi. E i maiali volano.

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Giornate Videogiochi

Quel giorno doveva esserci l’oceano

Tetti e comignoli tagliuzzati ad arte, dall'albergo.
Tetti e comignoli tagliuzzati ad arte, dall’albergo.

Era un post tutto sommato riuscito, parlava di un viaggio a Montpellier, cascato all’incirca un mese fa. Poi la disfatta, l’ennesima: il contropiede quando sai che possono farti il contropiede. E myblog.it si succhia via l’ennesimo post non salvato per tempo, perché c’era fiducia. In un futuro migliore, in un presente con citazioni in francese (mica vero) e un passato dolcino da raccontare. Nemmeno troppo è, però c’erano le carote di Rabbids Go Home, c’era Virgin al posto di Zavvi, c’erano le stradine che salivano e poi, come per magilla, ridiscendevano tra boutique giovinastre hip-hop Eminem. C’erano i fast food non-USA, c’era la cena al ristorante Arezzo che provava a farcela, ma poi riduceva un piatto lurido e zozzo a una roba di novelle cuisine e tutto era perduto. C’erano anche riflessioni metereologiche, quelle non mancano mai. Però, come detto, myblog.it si è pappato tutto. Ora riprovo da questa parte, che a Telecom ho anche dato retta a sufficienza nella vita.

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New Super Mario Bros. Wii – Tecnica 3

New Super Mario Bros. Wii

Non si può davvero essere del tutto convinti e definitivamente venduti alla “causa grafica” (e tecnologica) di New Super Mario Bros. Wii. Ma è giusto darle i meriti che le spettano.
Elementari ma raffinate, le scelte degli sviluppatori funzionano bene e allontanano il dubbio che si trattasse semplicemente di un’insalatona basata sugli elementi già visti nel gioco per DS. Che ci sono, belli evidenti, ma che non sono di certo il punto di arrivo del lavoro svolto, anzi, sono quello di partenza.
A chi non piaceva il piccolo modello 3D di Mario e di Luigi (il sottoscritto, per esempio), continuerà a non piacere neanche questa volta. Epperò una fluidità di scrolling e delle animazioni di sicuro più elevata rispetto a quanto succeso su DS, aiuta e di molto a godersi uno spettacolo di altra levatura.

New Super Mario Bros. Wii

Ci sono poi i meriti e i pregi intrinsechi della natura del gioco. Creare un Super Mario che per forza di cose verrà giocato su di un televisore dal polliciaggio decisamente superiore a quello di un Nintendo DS ha portato con sé ovvie conseguenze: livelli più ampi in senso verticale e la possibilità di visualizzare una porzione maggiore dello schema. Così si creano sequenze di movimenti e di ostacoli più intricate e divertenti. Oltre che più appaganti per l’occhio.
Come non farsi scaldare il cuore, poi, dai deliziosi effetti di luce al servizio vero del gioco? Come non amare indiscutibilmente i lapilli di lava dell’ottavo mondo o tutte le ombre e i colori misteriosi delle case fantasma? Sicuro: è sufficiente rispondere che il mondo in cima alle montagne è brutto oggi come era brutto ieri su Nintendo DS, ma… ehi, nessuno sta dicendo che New Super Mario Bros. Wii sia visivamente perfetto. Però, quando vuole, è intelligente: e buttalo via.

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