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Super Mario Odyssey: curb your enthusiasm

Sono andato a rileggermi la recensione di Super Mario Odyssey che ho scritto per IGN Italia, quasi tre anni fa, ma fortunatamente non c’è traccia della rivelazione che mi ha svoltato un tranquillo pomeriggio estivo. Ieri ho ripreso in mano il gioco, anzi, a dirla tutta ho ritrovato il gioco “attivo”, risvegliando Switch dal suo torpore. Lo avevo lanciato un paio di giorni prima, per far fare qualche giro in libertà al tizio ridotto che ci accompagna in queste vacanze.

Invece di chiudere Super Mario Odyssey e rimettermi su Paper Mario: The Origami King, sono rimasto a bighellonare nei panni più tradizionali del mutandone coi baffi. Anche perché Origami King mi si sta rivelando una discreta noia. Così, per una quarantina di minuti, mi sono lanciato da un angolo all’altro del Regno delle Cascate di Odyssey, quello con il tirannosauro che, in uno dei primi trailer, aveva già lasciato intendere il melting pot totale che avrebbe caratterizzato il primo gioco di Mario per Switch.

Il Regno della Selva è tra i miei preferiti in quelli di Super Mario Odyssey.

Apro la mappa, attivo l’elenco delle lune trovate/mancanti e provo a individuare quelle su cui ancora non ho piazzato le mani, di bianco guantate. Alla fine ne porto a casa quasi una decina, scoprendo una porta che mai avevo visto prima e che mi ha trascinato in una sezione (per me) inedita del piccolo regno. In qualche altro caso ho dovuto sfruttare la peculiarità del livello, la presenza del mega-molossoide, per ridurre in polvere alcune strutture portanti.

Come già tre anni fa, e poi le volte successive che mi sono ritrovato a dare la caccia a qualche luna (spesso in aereo, per deviare la sonnolenza), mi sono soffermato a pensare a quanto fossero ridotte le dimensioni dei regni di Super Mario Odyssey. Con poche eccezioni in senso opposto, il Regno delle Sabbie, e alcune che esagerano nella stessa direzione (quelli conclusivi, che però lavorano più al servizio della striminzita, ma necessaria, narrazione del gioco).

Questa volta, però, sono arrivato alla facile conclusione che non siano piccoli, non siano limitati, ma giusti. Quasi perfettamente allestiti per garantire una facilità di lettura e di orientamento e, poi, generosi a sufficienza per ospitare una varietà di situazioni e di prove che, per quantità, non ha pari nella storia del baffoso italoamericano nato in Giappone. Può non entusiasmare la natura delle prove di Odyssey, che a fianco di momenti più classici, include una sequela impressionante di sfide spesso più curiose che impegnative. Rimane comunque una verità: Odyssey ha tantissimo da offrire, anche a mesi (o anni) di distanza, pur avendo già concluso il suo discorso principale e limitandosi a battute di contorno.

Il modo in cui i regni sono arrotolati, ripiegati, accartocciati e costruiti su loro stessi, è la prova provata dell’abilità del team di sviluppo di unire l’utile (la mancanza di digressioni negli spazi), con il dilettevole (il mantenere comunque un senso di scoperta e di esplorazione). In un mondo che va sempre più verso mappe tanto estese da far sentire quasi inadeguati o a instillare un senso di stanchezza prima ancora di premere un singolo pulsante, Odyssey ha strizzato se stesso dentro metratura più vivibili. Anche perché un’esperienza del genere non vive sul senso del viaggio e quindi ha gioco più facile, in questo senso.

Ci sono ancora tante lune che mi aspettano, nel Regno dei Fornelli.

Super Mario Odyssey è l’idea di Super Mario 64 portata a delle conseguenze estreme. Ci sono ancora dei diorami vivi e pulsanti, da esplorare palmo dopo palmo, decisi a rivelare ogni loro segreto e mistero. Più di quanto non sia successo con i due Galaxy (che, per altri motivi, devono rimanere nella Storia) o con 3D World.

2 risposte su “Super Mario Odyssey: curb your enthusiasm”

Per la prima volta nella vita, per me questo Mario è troppo. Se avessero messo metà degli obiettivi e forse tolto il mondo realistico, mi sarebbe piaciuto di più. Inoltre le stelle lunari sono di una difficoltà insensata. Forse sono troppo vecchio

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