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Spigolature #1

In 1988 Depeche Mode were on the top of the world: their sixth LP, Music for the Masses, quickly rose to the top of the charts everywhere, culminating in an astounding worldwide tour. But something was about to change: later that year Alan Wilder started a collaboration with italian comic Francesco Salvi, “the italian answer to Andy Kaufman”, as they already were calling him. Toghether they wrote and recorded one of the most prominent song of the late eighties: “C’è da spostare una macchina”. Wilder, deeply touched by the experience, hold on for just two more LPs with Depeche Mode (the mostly disappointing Violator and Songs of Faith and Devotion), finally leaving the band in 1995. Francesco Salvi became Italy’s prime minister in 1998.

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Tuffi annoiosi

Grosso whiskey in grossa parata
Grosso whiskey in grossa parata

Che giornata di scazzo estremo. E dire che avrei anche poco da fare, giusto Guitar Hero Metallica, di cui ora scrivo due pagine e saluti. Ma che scazzo. Non solo perché la barra della pennata della chitarra di World Tour (primo strumento che compro nella mia vita di semi appassionato di giochi musicali) ha deciso di semi-rompersi, così, perché si sentiva troppo prolifica. Ma anche perché c’è dello scazzo strutturale un po’ incomprensibile. Che palle. Però siamo arrivati a un’uscita decente (256kbps) dell’ultimo della Dave Matthews Band. La copertina è carina, perlomeno, e il disco in sé non è una colata lavica di nulla come quello che lo ha preceduto nel 2004. Anzi, c’è già un bel pezzo vecchio stile (“Dive In”). O magari anche due o tre. C’è anche l’apertura e la chiusura con pezzi del Signor LeRoi, come già il Feiez di dieci anni fa. Che scazzo.

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I nuovi eroi #6

"Ah ma', e ridi su 'sto cazzo!" (Brenda Walsh)
"Ah ma', e ridi su 'sto cazzo!" (Brenda Walsh)

Ieri notte insonne, mi sono addormentato alle 5 e un quarto, dopo aver seguito “21” su Sky HD (Kevin Spacey che fa il genio dallo sguardo un po’ lurido e fregone, già visto) e letteralmente inveito contro gli orrendi uccellini che hanno ben pensato di stracciare gli zebedei dalle 4 e mezza in avanti. La giornata, per fortuna, è stata più tranquilla: tre pagine prodotte, un po’ di divano e la fregatura finale, la bastonata alla noce del capocollo della partita di calcetto. La prima dopo enne mesi. Con ‘sto caldo. Quindi ad Antonio Rossi si dedica poco spazio. Anche perché non ha davvero uno straccio di idea, un grammo di personalità, un’ombra di spunto geniale. Almeno questo è quanto trasuda dal foglio infilato per bene in una busta affrancata a tariffa ridotta (paghiamo noi, come sempre, “governo ladro” etc.), tutto preso ad annunciare la discesa in campo con meno remo e canotta e più amore per il proprio territorio del campioncione nazionale di (canoa, K2, Kilimangiaro, boa in cipresso battuto, non ricordo). Font senza anima, messaggio inesistente, che si prende solo la briga di segnalare la rielezione del Signor Rossi alla Giunta nazionale (sic) del CONI, “come avrete appreso dalla stampa”. Ohum, sì. Okkeeei. Niente oh, comunque passava di qua, si era fermato a comprare un’orzata, tira giù due autografi con una Papermate e ricorda che si candida all’assessorato allo sport nella squadra di Daniele Nava (Popolo della Libertà). Un depliant-one talmente insulso da sperare in una futura riedizione con saracche nella punteggiatura. Almeno quelle.

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I nuovi eroi #5

"Estetica anestetica / provincia cronica"
"Estetica anestetica / provincia cronica"

Piccola digressione nel mondo delle elezioni provinciali. Finora ci siamo concentrati, con indiscutibile successo, nella dimensione comunale della faccenda, ma il 6 e 7 giugno si vota anche per le provinciali (e per mandare al parlamento europeo La Russa). Il secondo a presentarsi alle porte della ZavCaverna sopraelevata è un Brivio. Un altro Brivio, due palle. Si chiama Virginio Brivio e ha le idee chiarissime: altre che foto imbalsamate, il foglietto del Virginio si lancia subito in voli cromatici pindarici, con verde, arancione e addirittura (ho le palpitazioni)… dei gradient! Per sul serio. Non è nemmeno quel che colpisce, basta riprendersi coi sali, per accorgersi che lì, proprio lì, nient’altro che lì (in prima pagina) c’è il nostro candidato che con un minuscolo inaffiatoio prova a inumidire di vita politica un gigantesco bicchierone con degli strepitosi fiori in cartongesso, rappresentanti le zone della provincia lecchese. Sturbo allo stato brado. Le facciate interne non sono meno generose in quanto a pacchianeria, con il Nostro appoggiato a una cassa “Made in provincia di Lecco”, intento a tenere in mano un bel autobussino di latta e metallo, una lavagna-finta 24 ore con deliziose cartoline impestate di noia atavica e… e, uhm, un… un transmolecolatore tachionico. Tipo la Cronovela di PK, si suppone. Tutto bello, bellissimo, strepitosamente giovane! Anche le parole sono belle, bellissime, strepitosamente già lette altre sei mila volte, ma perlomeno 100% errori-free. Cosa non va? Perché non si è già assicurato al 100% il preziosissimo voto? Primo: il Virginio mi sta su ogni pagina con la stessa faccia di legno. Quel sorriso che la maestra di danza di Matt Groening assicurava con uno sparapuntine ad altezza zigomi alle bambine delle elementari. Poi: tanto ciarlare di ecocompatibilità e poi nemmeno questo volantino mi arriva su carta riciclata. Per la cronaca: Virginio Brivio si presenta con la sua bella lista “Azione Positiva”, affiliata all’Italia dei Valori, Sinistra & Libertà e PD.

P.S. mea culpa! Solo ora mi accorgo che il Brivio mi è familiare non solo perché è il cognome base della zona, ma perché in effetti aveva già lanciato in avanscoperta il suo Alessandro Pozzi che, con la sua bella sedia a mo’ di foca, aveva tenuto a battesimo la splendida rubrichetta che vanta ben più dei quaranta lettori di quel povero pirla di Manzoni.

Brianza Pride ritorna, come un crampo ai capelli
Brianza Pride ritorna, come un crampo ai capelli

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I nuovi eroi #4

Strina la butta sulla grafica
Strina la butta sulla grafica

Aggiornamento con ritardo, e quindi particolarmente copioso. Perché nella casella delle lettere si sono accalcati i nuovi eroi, depliant dedicati ai futuri dirigenti di questo paese rifulgente di saggezza e potenzialità. Dopo le sguaiate & spunteggiate accuse della destra nei confronti del misterioso Strina, finalmente il sipario viene alzato. E’ lo stesso “Strina, Paolo” che viene a presentarsi forte del suo progettOsnago. Partiamo forte, qui c’è della ricerca (cfr. scansione), sia grafica che d’inventiva lessicale. Certo, quell’abbozzo di finto Keith Haring che non si nega a nessuno è davvero talmente vecchio e tanto banale da non riuscire neanche a diventare kitsch, ma fa niente. Sorvoliamo anche sulle facce tutte promettenti, come quella dalle cromie zombate del Dott. Strina stesso, come quella da guardia carceraria delle SS di Francesco Arlati o da banchiere strozzino di Angelo Tiengo. progettOsnago si presenta comunque bene: niente bestemmie grammaticali e ortografiche, tutto all’insegna del “la forza tranquilla che unisce”. Il retro del foglietto colorone regala altre perle un tanto al chilo con un ispiratissimo “progettiAmo osnago”. Quel che segue è una serie di impegni piuttosto blandi, tipicamente sinistrorsi se non che… se non che qui non c’è il simbolo di alcun partito. Nulla di nulla. progettOsnago è una lista civica? Una loggia massonica mal travestita? Il consiglio comunale di Paperopoli in vacanza premio? Qualunque sia la verità: queste due facciate battono alla grande le quattro del PDL e Lega per Osnago dell’ultima puntata. Santi Licheri: aggiorna la seduta.

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I nuovi eroi #3

Davanti
Davanti

Mi trovo in seria difficoltà, una difficoltà che sorpassa e inamidisce di gran lunga il brivido di gioia di fronte al nuovo volantino elettorale che questa sera mi ha accolto placidamente al ritorno a casa. Troppi giorni senza che i miei candidati venissero a fare una citofonata né nulla, uno ci tiene. Però… però poi ho dato una scorsa alle quattro (!) facciate del voluminoso comizio su carta e mi sono sentito smarrito. A prendere la parola è ancora il gruppo “PDL Lega per Osnago”, quelli che settimana scorsa si erano comportati, tutto sommato, piuttosto bene. Il lessico non era male, il messaggio vagamente xenofobo da ignoranza calcolata, ma la sufficienza se l’erano portata a casa. Oggi… dio santo che dramma oggi. La punteggiatura è morta, risorta e rimorta, questa volta tumulata per sempre sotto quintali di puntini di sospensioni lanciati con un mortaio che mortifica non solo quelli della Crusca, ma anche un qualsiasi studente che si sia già affacciato alla dura realtà della prima media. Dolori indicibili, e incazzature incomprensibili. Si parte forte, la prima riga: “Caro Strina”. Strina? Chi cavolo sarebbe Strina? E’ l’attuale sindaco? Non so non so non so, eppure sono quasi certo di ballare la discomusic. I riferimenti sono continui e reiterati, si risponde a delle accuse… ma quali accuse? Chi mi ha lasciato fuori? Perché fare questo a me, il vostro amichevole cronista di quartiere? Dov’è il mio foglietto con le graffiate e le tirate di capelli del PD ai nemici giurati? Perché c’era, c’è, c’è stato, da qualche parte. Altrimenti questa roba che mi ritrovo in mano è troppo cagna anche in foto. Il male si acutizza quando realizzo che lo stendardo di violenza (s)grammaticale è troppo, troppo soprattutto per il mio povero scanner che non ce la fa a contenerlo, se non nella prima e nella quarta facciata/pagina. E allora a voi il Brambilla e la sua squadra. Certo che, prima o poi, il torto verrà raddrizzato. Ché il giorno del giudizio “è ogni giorno, per tutti noi” (Zio Lampa).

Didietro
Didietro

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Coerenza spaccapalle

"If man is five... Then the devil is six"
"If man is five... Then the devil is six"

Non sono uno aperto alla novità e alla diversità culturale quanto supponevo. Ogni tanto me ne accorgo. Prima penso: “dio santo, quanto sono superiore”. Poi entra in gioco il jumper del politically correct e si passa a un: “mi pare corretto, anzichenò, rispettare questa scelta che mi vede solo inizialmente nemico, però magari posso estirparci via* un po’ di saggezza extra”. Dopo dieci minuti torno alla superiorità, ma fa nulla. Poco più di un anno fa conoscevo una persona. Una che parla. Ma tipo parla un sacco più di quanto uno si aspetterebbe da una persona che parla un sacco. Non ci pensa eh: prende e va, poi cambia discorso, poi ricomincia, poi attacca con le implicazioni pratico-sociali della disoccupazione pressoché totale dei calzolai. E ricomincia. E’ la Santilli, per andarci giù dritti. E lei mi aprì una porta su di un mondo che non volevo riconoscere, se non nella dimensione alternativa fatta di fan di Vasco e risma simile: lei ascoltava (ascolta?) principalmente canzoni. Non dischi, canzoni. Una canzone da quel disco, una da quell’altro. La prima volta che mi sono soffermato sul suo iTunes ho visto la stanza girare: due zillioni di artisti, quasi nessun album completo. Per un feticista dell’iTunes era un dolore di difficile sopportazione. Per un maniaco dell’album integrale, un male da estirpare. Per un teorico della discografia completa come unica via verso la conoscenza, un inferno a cielo aperto. Sono talmente impucciato in questo brutto mondo che non solo i dischi vanno sentiti interi altrimenti vuol dire che l’artista è una mezza sega (non serbo amore per gente che azzecca un singolo e ciao), non solo è male fermare il disco a metà, non solo le raccolte di greatest hits sono per chi non vuole sbattersi a capire se c’è qualcosa di vero oltre la canzone da radio… ma nemmeno si mette il repeat. La canzone, se infilata in un disco completo, non si ripete. Perché deve essere preservato l’ordine e l’integrità dell’opera, va gustata la direzione che prende l’onda musicale, prima e dopo quel pezzo che tanto lo sai che nove su dieci è meglio di quello dopo. Anche se quello dopo è un bel pezzo. Ma anzi, meglio così, perché i dischi belli per sul serio sono come dune mobili che vanno addocchiate mentre si muovono e prendono nuove forme. Dall’inizio alla fine. Però, mmminchia, io ora tornerei a riascoltare per la seconda volta di fila “Monkey Gone to Heaven”. Cazzo.

* Agnelli dice che è una licenza poetica

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I nuovi eroi #2

Il bianco e nero mette addosso la tristezza :(
Il seppia mette addosso la tristezza 🙁

Come da copione, le parti in lotta si dannano per riempire di carta straccia le caselle delle lettere. Oggi, a salutarmi vicino al Corriere della Sera odierno, c’era un bel foglio A4: “PDL Lega per Osnago”. L’occasione ci è lieta per presentare il secondo appuntamento di questa prima stagione di “I nuovi eroi” (clicca qui per la prima puntata). Iniziamo subito col dare a Cesare ciò che è del Brambilla. Già, perché a questo giro suona virtualmente alla porta di casa nientepopodimeno che Claudio Brambilla. Col Brivio di ieri abbiamo coperto quindi il 40% dei cognomi lombardo/milanese/lecchesi, “check”. Però… però, come stavo dicendo, qui le cose sono fatte davvero con del criterio rispetto al fazzoletto di “Sinistra e Libertà”: nessun orrore ortografico, tranne una discutibile gestione dei puntini di sospensione nell’immagine che potete vedere qua sopra. Non c’è nemmeno l’ombra del Comic Sans e, incredibile a dirsi, il programma presentato è meno qualunquista di quello del Brivio. Nulla di sorprendente eh, tutto nelle solite corde del PDL in formato Lega:

“Contribuire a rilanciare le iniziative economiche presenti a Osnago / estendere le agevolazioni a sostegno delle famiglie in difficoltà / rafforzare il senso di sicurezza nei cittadini / contenere le spese superflue del comune per un miglioramento dei servizi / verificare la situazione contabile del comune”.

Proprio così, partendo dal fondo: vengo a sapere che l’attuale giunta comunale osnaghese è di sinistra. Il che spiega una certa gestione libertina dei sensi unici che mutano col variare dell’umidità nell’aria. Ma è nel corpo principale del testo che il Brambilla tiene il solito contentino leghista:

“[…] preservazione della nostra identità culturale, delle nostre origini e delle nostre tradizioni”.

Leggasi: “non ci so-no ne-gri osna-ghe-si! [bom-bom-bom-bom]”. Probabilmente si fa riferimento alla valida e fondante cultura della Golf col neon sotto lanciata a 140 verso i platani il sabato notte, come da insegnamento del Di Gesù.
Chiudo con una nota a margine: la foto che occupa tutto un lato del foglio riprende i lavori nella “”piazza centrale”” (doppie virgolette, non è una piazza, non è nulla) di Osnago. Che han fatto un po’ un lavoro da minchioni, considerando che ora l’unica via del paese (ce ne sono quattro in tutto, ok) è passato da doppio senso a senso unico senza apparente motivo se non quello di regalare del sagrato extra alla, immagino, potentissima casta ecclesiale della zona… dicevo, che sia un lavoro da decerebrati è ovvio, ma la foto piazzata appositamente in un seppiolone per raccogliere tristezza brasiliana è un colpo di classe mica da ridere.

P.S. postilla: PDL e Lega non mettono la preservazione del territorio tra le loro priorità, quindi nulla si può dire del fatto che non abbiano stampato usando carta riciclata.

Sciur Brambilla
Sciur Brambilla

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I nuovi eroi

Probabilmente ha delle Clarks
Probabilmente ha delle Clarks

Parto da una premessa che non è una premessa, perché col post che vado a scrivere non ha davvero nulla a che fare. Oggi qualcuno ha visitato questo blog dopo aver utilizzato come termini di ricerca: “fiabe porno gratis”. Ora, non so se essere più onorato della (seppur casuale e irripetibile) presenza di un tale post-umanoide, o incuriosito dalla scoperta dell’eventuale esistenza di fiabe porno. Che oltretutto non considera di particolare valore artistico, se le va cercando gratis (ma in effetti questo è tutto da discutere). Comunque sia: in attesa di scoprire che sarà di Cappuccetto Rosso e di quel brighella del lupo, arriviamo all’argomento del giorno. Ovvero le nuove elezioni. Quelle che riguardano le province e, credo, il fantomatico Parlamento Europeo. Sì, esatto, il fatto che esista per davvero un parlamento europeo (ecco, si è già giocato le maiuscole) mi suona credibile quanto le fiabe porno di cui sopra, ma tant’è… Bene, considerato che voglio far finta di andare a votare, ho altresì deciso di dare una possibilità a chiunque si prenda la briga di infilarmi nella casella postale un suo bel volantino. Per questa prima occasione diamo un caloroso abbraccio ad Alessandro Pozzi! Ciao Alessandro, benvenuto Alessandro, siediti pure lì, sullo sgabello a forma di foca.
Bene, il Pozzi mi arriva con un foglietto rettangolare di fattura tutto sommato decente. Parte però malissimo: come potete abilmente notare dall’immagine a corredo, l’Ale si lancia forte con un “perchè” alla terza riga. Non solo: tutto il blocco su campo verde giunge nel classico Comic Sans che è un po’ la cartina tornasole della voglia di vivere. Zero o giù di lì. Nel mentre in cui si mette in piedi una crociata anti Comic Sans, procediamo con la lettura. Anzi, procedete pure da soli, ché tanto c’è poco di che discutere. Pozzi arriva partecipando al codone “Sinsitra e Libertà con Virginio Brivio”. Dire “Brivio” da queste parti è come dire “Brambilla”/”Fumagalli” a Milano, insomma tutto e nulla. Il programma e gli impegni, però, sono solidi: “la tutela dell’ambiente”, “la promozione culturale del territorio”, “la centralità della persona”. Attendo ansiosamente altri candidati, fiducioso che nessuno oserà andare al di là di questo bel trittico valido per tutte le stagioni e nessuna in particolare. Non so cosa sia o perché esista “Sinistra e libertà”, ma per ora la inquadro senza troppi problemi in zona “centro-pavido”. Curiosa e stravagante quanto la sabbia in mezzo al deserto.
Nota per chiudere: il fogliettino non è stampato su carta riciclata, ergo il primo punto del programma è già un po’ a puttane.

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Peggio di Pilo, Gianni

Sì dai, diventiamo gli amici!
Sì dai, diventiamo gli amici!

Ma sinceramente, ma cosa cazzo fate? Ma lavorare no? C’è una valanga di gente che non solo passa il tempo a infarcire di commenti Facebook fino al termine delle 8 ore sindacali, ma magari sbatte via altre enne ore coi quiz/sondaggi. I peggio sondaggi. Le peggio cazzate. Le peggio cazzate! Roba che se la fai su “Gente”, “Oggi” o “Chi” mentre aspetti dal dottore, ti vergogni e strappi la pagina. Invece no: qui si fanno, si pubblicano, si commentano, si propongono. Con la scusa che “oh dai, è Facebook”, si tirano su dei cumuli di schifo da antologia. La gente non si vergogna più, ci vuole Brunetta. Scelgo a caso: “Che posizione sociale aveva il tuo cognome”, “Scopri che rapporto sessuale vuoi”, “Scopri il vero significato del tuo nome”, “Quale canzone dei Queen ti rappresenta?”, “Quale creatura mistica ti rappresenta?”. Quale creatura mistica ti rappresenta?!? La parte peggiore non è nemmeno che il mondo si sta sparando questa marea di puttanate in orario più o meno di lavoro, giustificando la teoria per cui l’uomo di oggidì ha troppo tempo libero, anche sul lavoro. No, la parte peggiore è che la gente che hai su Facebook magari (magari eh, non è detto) la conosci. Quello lì, proprio lui del rapporto sessuale che si scopre “selvaggio”, è un inarrivabile monte di sfiga che, sai per certo, non snasa odore di donna da che gli Wham si sono separati. E quella donna era sua sorella. Le peggio cazzate, senza l’idea della vergogna, perché è Facebook e quindi va bene tutto, “si scherza!”. Sì, ma io ho schifo a sapere che posizione del Kamasutra di Dragon Ball è quel rincoglionito del terzo ufficio a destra.