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Musica Variopinto

Spigolature #1

In 1988 Depeche Mode were on the top of the world: their sixth LP, Music for the Masses, quickly rose to the top of the charts everywhere, culminating in an astounding worldwide tour. But something was about to change: later that year Alan Wilder started a collaboration with italian comic Francesco Salvi, “the italian answer to Andy Kaufman”, as they already were calling him. Toghether they wrote and recorded one of the most prominent song of the late eighties: “C’è da spostare una macchina”. Wilder, deeply touched by the experience, hold on for just two more LPs with Depeche Mode (the mostly disappointing Violator and Songs of Faith and Devotion), finally leaving the band in 1995. Francesco Salvi became Italy’s prime minister in 1998.

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Cannavaro alla Juve

“Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto / chi ha dato ha dato ha dato / scurdammoce o’ passato / simmo ‘e Napule, paisà”

“Cannavaro potrebbe essere utile alla Juventus, come credo a qualsiasi altra squadra. Un difensore come lui fa sempre comodo, è un grande campione con un’esperienza eccezionale. Siamo anche molto amici e lo conosco molto bene. Ovviamente con lui non si può pensare ad un progetto a lungo termine vista l’età, ma anche io ormai non sono più tanto giovane”. (Girgio Buffon a Gazzetta.it)

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Reality show

The Beatles - "Tutto Quanto"
The Beatles – “Tutto Quanto”

Il vecchio Earl aveva ragione e alla fine i miei punti karma sono serviti a qualcosa. A voler fare i pulciosi precisi i punti sono anche stati ripagati doppi. Vado per salutare e assistere alla tumefazione-in-zaino di tutto quanto dovrebbe accompagnare Svampy in tre settimane di Arizona e torno con in braccio un mega cofano blu scuro in forse-finta pelle: la discografia completa dei Beatles. Da intendersi in senso letterale: i dischi, in vinile. Tutti. Dono assolutamente fuori catalogo, fuori previsione, fuori tempo, fuori tutto. In almeno tre occasioni di Amoeba Music mi sono fermato alla “B”, passando i dischi uno dopo l’altro, cercando di decidere da dove cominciare gli acquisti: in ordine cronologico? Dal “White Album” che è sempre il “White Album”? Da “Sgt. Pepper’s” che comunque, santa padella, che vuoi dirgli? O forse da “Revolver”, che ultimamente sto pensando che sia meglio di quegli altri due? Da dove da dove? Dal nulla, tre volte alla cassa con tutt’altro, senza il coraggio di prendere una decisione scarafaggiosa. E ora, grazie all’evidente squilibrio di generosità del Dott. Santilli Papà, tutti. Così, gratis. E’ all’incirca come vincere una lotteria a cui non ho partecipato e me ne vado dalle case (berlusconiane no?) di Brugherio con un po’ un senso di ingiustizia clamorosa, nonostante le rassicurazioni di Donna Lucia. Dopodiché arrivo a casa, tiro fuori “Please, Please Me” e lo lascio lì per un’ora. Dovrei aprirlo, ma non so come fare. Sono tutti belli incellophanati, non ho il coraggio di aprirli. Ma lasciare tanto ben di Dio imbustato è un delitto e dato che i dischi vanno sentiti e non sarcofagati, dopo un bel po’ sventro la prima pellicola, con un ritorno di odore plasticoso di qualche decennio fa. E ora sta girando contento, mai quanto me ovviamente. 🙂

BeatlesVille, particolare
BeatlesVille, particolare
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Il limite è il cielo

Figurarsi se smetto.

Dato che è venuto giù l’abruzzo, o almeno parte di, è giusto sentirsi tutti vicini e amorevoli. No, per davvero, è giusto eh. Non so come stia Villa Rosa, ma essendo sul mare starà una crema immagino, prima o poi tornerò a vedere com’è diventata. Comunque sia, la corsa alla solidarietà è spettacolare: SMS, conti correnti a caso, carte di credito via telefono e… e dei bolloni giganti su più di un terzo dello schermo durante pressoché qualsiasi trasmissione di Sky. Per cui pago tipo 65 Euro al mese, o una roba simile. Non è che mettono un bel video informativo con tanto di voce “narrante” al posto di 30 secondi di pubblicità, no, figurarsi. Coprono qualsiasi film, telefilm, partita si sta provando a seguire ogni enne minuti. Rupert non perde un centesimo, io continuo a spendere 65 Euro e loro sono anche a posto con la coscienza. Che storia fratello.

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Fascino latino

Bello come il sole d'Italia, baffo come nessuno: Mr. Pannofino.
Bello come il sole d’Italia, baffo come nessuno: Mr. Pannofino.

Donne. Donne di tutte le età. Donne al di là dell’eta che può regalare figli. Giovini avvocatesse col tailleur e un pezzo così di puzza sotto al naso. Acerbe adolescenti indecise se regalare la propria illibatezza ai Tokyo Hotel. Parte la pubblicità Nespresso e non ce n’è più per nessuno. Si mormora del suo ritorno per l’ultima puntata di E.R. ed è subito elevazione della cervice. Mr. Clooney cucca come una bestia, insomma. Giusto un po’ di più di Denzel Washington probabilmente, ma anche l’eroe con origini africane avrà il suo bel daffare a tenere a bada l’orda femminea. Sensuale, possente, scaltro e sbarazzino: che tocco d’omone. “Un bel negrone”, come ho sentito dire alla signora della panetteria di Osnago qualche tempo fa. Allora si discuteva anche di un altro pezzo di maschio recentemente caduto un po’ in disuso, ma che ha comunque lavorato come un pazzo ai tempi d’oro. Banderas sarà anche stato oltrepassato dal connazionale Nadal nella classifica del “vorrei farmelo prima di subito, meglio se ieri” dell’universo con le tette, ma ha volato in altissimo a lungo. Per non finire a chiosare sul ritorno in veste selvatica di Mickey Rourke, che di certo “fa sangue” a una bella fetta di femmine. Magari quelle abbonate alle cinghiate in faccia con la fibbia El Charro anni ’80, ma, ehi!, contano anche loro no? Tutti esemplari capaci di stregare anche e soprattutto grazie alla voce. Una bella voce calda, sensuale, ma non eccessivamente tendente al porno-attore. Miciosa quando serve, sicura se è il caso. Insomma, la voce di lui, del baffo, di “dai, DAI, DAI!”, del bestio portante di “Boris”. Di Francesco Pannofino, il bell’italiano che, e qui verranno giù i santi, dà la voce a tutta la gente di cui sopra. E in più altri seimila, tipo: Wesley Snipes, Kurt Russle, Kiefer Sutherland, Clive Owen, Benicio del Toro… Vin Diesel! Prendere e portare a casa.

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Un mondo più giusto

Gelato al pistacchio: per sentirsi pischelli.
Gelato al pistacchio: per sentirsi pischelli.

In un mondo più giusto esisterebbero i vasettoni di gelato al Pistacchio. Un bel barattolone Sammontana, o un barattolino super lusso Häagen-Dazs, tutti dedicati al pistacchio. Invece nulla. Un’approfondita ricerca di mercato ha già stabilito che il gelato al pistacchio piace: piace all’uomo della strada come all’affarista stritolato dalla crisi dei crunch-saving (giusto?), piace perché “è un gusto che sa di Sicilia, di caldo sole mediterraneo, di aspre alture isolane. Ha il sapore inconfondibile di un frutto secco che nasce soltanto una volta ogni due anni. Cremoso e avvolgente, sa stupire con l’intensità del suo sapore e la naturalità del suo colore” (lo dicono loro). Eppure nulla da fare: così come la gente continua ad andare ai concerti di Vasco Rossi e della Pausini, l’industria gelatiera persiste nel suo orbo dirigersi verso il baratro, ignorando la verde leccornia. E dire che il gelato al pistacchio ha già fatto il suo bel miracolo: ha dato un senso all’esistenza del Centro Commerciale Carosello, già Carrefour, fu Euromercato di Carugate. E’ tra i negozi del mall quasi-milanese che trova spazio una gelateria che di pistacchio ne sa un bel po’, tanto da confezionare un bel gelato al pistacchio cremoso e ad alto tasso di slurposità. Così, scoperto perché esiste il Carrefour, ora non rimane che capire l’esigenza di avere le zanzare su questo pianeta. Riflessione profonda, da gustarsi pensando a quanto dicevano i due di “Wayne’s World”: “un bel gelato stracciapalle e pistacacchio, grazie!”.