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Aching autobhan, Final Fantasy VII

L’aria calda dell’estate, all’inizio dell’estate, due anni dopo. A giugno del 1999 ho archiviato con un certo successo il mio iter scolastico diplomandomi con il massimo dei voti concessi da un triennio di chiusura vissuto pericolosamente. Il successo di cui sopra corrisponde al fatto di essere stato promosso, condizione essenziale per levarsi di dosso quella rottura e passare il tempo a giocare con le riviste di videogiochi. E anche a fare tutto quello che si spera di riuscire a fare un po’ nell’estate post-maturità e un po’ negli imminenti vent’anni.

Secondo le regole ben scritte delle commedie al cinemà, l’estate che segue il diploma è l’ultimo momento di totale pacchia, prima di finire nuovamente e perennemente tritati da università e/o lavoro. Quell’aria calda d’inizio estate del 1999, dentro cui butto la faccia mettendo la testa fuori da un finestrino di un treno interregionale come già all’epoca non ne facevano più, in realtà mi accompagna in un periodo piuttosto diverso. Nei mesi estivi e poi in quelli autunnali e poi, a guardare bene, per altri vent’anni, mi sarei occupato di capire come riempire le pagine di una pubblicazione. Stampata su carta o digitale, a cadenza mensile o quotidiana che fosse. All’epoca era principalmente PlayStation World, che aveva debuttato in edicola proprio nel mese di giugno, ma per qualche tempo (poco) sarebbe proceduta in parallelo anche la collaborazione con lo Studio Vit.

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Quello che accade a Cesenatico (non resta a Cesenatico)

A ripensarci adesso mi pare folle aver passato (credo) tre estati a Cesenatico. Non tanto perché Cesenatico non sia degna della mia nobiltà, cosa che in effetti non è, quanto perché a Cesenatico ci sono andato con la scuola. Così, almeno, dicevo io. Altra gente, più comunista-così di me, diceva: “ah, ci sei andato coi preti”, cosa che effettivamente corrispondeva a verità. A luglio del 1993, a luglio del 1994 e, per tutti i santi, anche a luglio del 1995 ho passato due settimane a Cesenatico nella casa estiva dei salesiani (con il campo vacanze di quella che era la mia scuola di tutti i giorni a Milano).

Della casa-vacanze a Cesenatico, che a ripensarci, stilisticamente, doveva molto alle linee morbide e suadenti del ventennio, ricordo gli stanzoni in cui si dormiva in gruppo. L’ampio spiazzo in cemento in cui cuocere e l’immenso campo da calcio a bassissimo tasso di erba e altissima presenza di polveri (sottili o meno), con un bel filare di alberi a separarlo da un prato più rigoglioso. Ricordo la spiaggia di sabbia finemente romagnola, lo stanzone centrale in cui venivano proiettati i film la sera o comunicati annunci di attività varie o di bombe esplose in giro per il Paese. Ricordo anche la camera oscura in cui sviluppare le foto dopo le ore del corso di fotografia, lo spazio all’aperto-ma-coperto coi tavoloni per mettersi a incidere a caldo il legno, mentre tirava una bella brezzolina.

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All’improvviso uno sconosciuto

E3 2005, presentazione di Condemned: bastonate in faccia e Sega che prova ancora a cercare una posizione in quel mercato così nuovo e così ostile. Va a tentoni, i nemici riconoscono l’odore di disperazione che porta addosso e finiranno per sbranarla, lasciandone solo un (comunque redditizio) involucro da publisher di serie e marchi già ampiamente affermati e raramente sviluppati dai suoi studi storici. Che sono stati cannibalizzati da ogni parte molto tempo fa. Alla fine di quella presentazione mi giro e mi pare di riconoscere vagamente Andrea Palmisano (nella foto in apertura, credo), epperò non ne sono mica sicuro. Pare lui, ma in fin dei conti ci si è visti poche volte di persona, forse mi sbaglio. Ma no, non sarà lui, vediamo se fa una mossa per primo ecco. No, nulla, si gira. Mi sarò sbagliato e comunque ho un altro appuntamento cinque minuti fa al padiglione opposto.

Qualche tempo dopo il Sano80 lì sopra mi contatta, in soldoni mi dice che ci è rimasto abbastanza male, il mio comportamento non gli è piaciuto. Fingere di non riconoscerlo? Dai, si può fare di meglio. Un minimo di contesto, a questo punto: io e Andrea abbiamo lavorato assieme, a distanza, ai tempi di Nintendo la Rivista Ufficiale. Assieme a suo fratello Fabio ha collaborato per un paio di anni buoni, dopo che ci eravamo già frequentati ai tempi di Console Keeper e Alternative Reality e poi Nextgame. La fine della collaborazione su NRU non ha avuto nulla a che fare con il loro comportamento o quanto hanno “prodotto” per la rivista (anzi), ma tutto con il fatto che al contempo fossero attivi anche su altre testate (online) legate a editori differenti. Questo aveva portato a una scelta antipatica, ma comprensibile. Immagino quindi che Palmy credesse che quel mancato saluto fosse figlio di quella situazione.

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L’E3 ai tempi di un altro tempo

Old wild west: il vecchio ovest selvaggio, in realtà addomesticato da un pezzo, della Los Angeles di inizio secolo. Questo secolo, chiaramente, quello che sta salutando (per ora o per sempre) l’E3, epicentro dei videogiochi ieri ed epicentro dei soccorsi per la crisi pandemica a una revolverata di distanza da Hollywood. Questa, però, è un’altra storia… per quanto anche il virus abbia infilato la sua buona parte di chiodi nella bara del fu Electronic Entertainment Expo (nota a me stesso: ridurre al minimo l’utilizzo della figura dei chiodi nella bara, l’hai buttata lì un milione e mezzo di volte, basta).

Da qualche mese ho il jewel case di un DVD (ex) vergine sulla scrivania, in effetti sopra a una cassa, già coperto nel tempo da due sacchettine per altrettante coppie di auricolari sportivi e qualche busta verdognola col marchio della polizia. Oggi ho ricollegato il lettore esterno e infilato dentro il disco: “Foto Los Angeles 2004”.

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Il capolinea della 44

Questa cosa che le linee degli autobus cambiano mi ha preso un po’ in contropiede. Me ne sono accorto qualche anno fa: per motivi che ora non ricordo precisamente, mi sono messo a controllare se l’autobus 44 facesse ancora lo stesso giro, a Milano. E non lo faceva.

La zona rimaneva quella tra Greco e viale Fulvio Testi, finendo per incocciare all’incirca contro le grandi barriere invisibili di Cascina Gobba. Questo, appunto, succedeva alcuni anni fa, oggi la situazione potrebbe essere cambiata un’altra volta (o altre due volte).

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Dove eravamo rimasti

C’è chi lotta strenuamente, chi si danna ogni giorno per metterci in guardia dalla minaccia del digitale. Gente che ad altre latitudini andrebbe in giro con un cartello al collo, la barba sfatta, su e giù per i marciapiedi del centro tutto il giorno: “the end is nigh!”. Abbiamo invece smesso di preoccuparci di noi stessi, dei nostri limiti, delle nostre pigrizie, fintamente coccolati dalle nostre confortanti bolle gonfiate sui social network in anni di selezione all’ingresso.

TL;DR: ho sbagliato a rinnovare dominio e database, dimenticandomi di quest’ultimo. Risultato: il blog è scomparso. Dieci anni rasi al suolo e poi tumulati dal gentile e premuroso, va detto, servizio di assistenza di Aruba.