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Virtua Racing + Get a Grip

Non ascoltavo Get a Grip da chissà quanto e mi accorgo solo ora di quanto fossero paraculi gli Aerosmith. Aprono con un mezzo rap di Tyler, ripescano addirittura il riff della loro Walk This Way, che con il pianeta hip hop aveva collassato con successo, ai tempi della rilancio firmato Run DMC (1986). Solo un’introduzione a Eat the Rich, pezzo molto più classicamente Aerosmith, pur se arrotondato da una produzione più confortante e nineties, per una band che nasceva sul solco dei Led Zeppelin negli anni ’70.

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Toe Jam & Earl + Dangerous

Una delle cose che mi frega continuamente è la distorsione temporale. Nei miei ricordi quello che è successo da bambino o da ragazzino è successo un quintale di volte, per anni interi e stagioni intensissime. Quando poi, a provare a mettersi al tavolo e a fare due conti e a far incastrare i pezzi, non è vero nulla. Per dire, fino a qualche tempo fa sono stato convinto di essere andato in vacanza in montagna sulle Sodomiti Dolomiti, a Bellamonte (Val di Fiemme), per anni. Assieme ai miei, io e mio fratello si sciava e, nemmeno troppo occasionalmente, si frequentava il ben più organizzato e vitale centro di Predazzo. Invece pare, e dico pare, che a Bellamonte si sia andati solo per un anno, con poi un paio di altre puntate direttamente alla mezza metropoli già citata e/o comuni limitrofi.

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Street Hoop + Wish

Come si fa ad ascoltare Wish ad agosto, al mare, di fronte ai blu e ai verdi della Sardegna? Risposta breve: con un walkman, degli auricolari e un indole da quindicenne alla scoperta dell’universo. Il 1995 è l’anno delle prime e delle ultime volte e a farci proprio attenzione, quasi ogni anno vissuto sul pianeta è delle prime e delle ultime volte (il che ammortizza l’effetto voluto con la prima frase, peccato). Ultima volta in Sardegna, epilogo delle vacanze dell’infanzia agiata. Ultima volta al mare con la famiglia al completo. Prima volta dell’età segnata dall’effettiva scoperta della musica, che in quell’anno aveva prodotto i primi due concerti, tra cui il festival di Sonoria con Page & Plant (ma lo scoprirò più tardi) e soprattutto i Cure tra Wish e Wild Mood Swings. Prima volta da tempo senza una console trascinata appresso, anche perché nel piccolo appartamentino che ci ospita a Golfo Aranci non c’è l’ombra di un televisore.

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Wip3out + Surrender

Ci sono stato a Liverpool, solo una volta e dieci anni dopo, ma ci sono stato. Nelle poche ore libere a disposizione mi sono fatto un giro nella zona pop del porto o qualcosa del genere, dopo essermi fatto offrire un Beatles-tour in formato ultra ridotto dal generoso tassista e aver speso il resto del tempo tra gli uffici della già traballante Bizarre Creations e un hotel in centro.

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The Need for Speed + Jagged Little Pill

Da una parte grandi, ambiziosi e lussuriosi panorami degli USA che slittano a fianco della Porsche 911 piazzata al centro dello schermo da Electronic Arts. Dall’altra i pochi metri che corrono tra il portone del palazzo in cui sono nato/cresciuto e l’uscita sulla strada: sfoglio un numero di una qualche rivista e decido che aspetterò, non comprerò il 3DO. Le due scene sono in qualche modo legate, ma tocca rimbalzare tra il 1994 e il 1996 per tirare il filo che le unisce. Perché in effetti il 3DO non l’ho mai preso… e nemmeno si capisce come avrei potuto (prezzo troppo alto, adolescenza appena sfiorata, portafogli non esattamente senza fondo), limitandomi a fissare da lontano The Need for Speed.

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Musica Variopinto

Spigolature #1

In 1988 Depeche Mode were on the top of the world: their sixth LP, Music for the Masses, quickly rose to the top of the charts everywhere, culminating in an astounding worldwide tour. But something was about to change: later that year Alan Wilder started a collaboration with italian comic Francesco Salvi, “the italian answer to Andy Kaufman”, as they already were calling him. Toghether they wrote and recorded one of the most prominent song of the late eighties: “C’è da spostare una macchina”. Wilder, deeply touched by the experience, hold on for just two more LPs with Depeche Mode (the mostly disappointing Violator and Songs of Faith and Devotion), finally leaving the band in 1995. Francesco Salvi became Italy’s prime minister in 1998.

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Esistenziale Musica Videogiochi

Aching autobhan, Final Fantasy VII

L’aria calda dell’estate, all’inizio dell’estate, due anni dopo. A giugno del 1999 ho archiviato con un certo successo il mio iter scolastico diplomandomi con il massimo dei voti concessi da un triennio di chiusura vissuto pericolosamente. Il successo di cui sopra corrisponde al fatto di essere stato promosso, condizione essenziale per levarsi di dosso quella rottura e passare il tempo a giocare con le riviste di videogiochi. E anche a fare tutto quello che si spera di riuscire a fare un po’ nell’estate post-maturità e un po’ negli imminenti vent’anni.

Secondo le regole ben scritte delle commedie al cinemà, l’estate che segue il diploma è l’ultimo momento di totale pacchia, prima di finire nuovamente e perennemente tritati da università e/o lavoro. Quell’aria calda d’inizio estate del 1999, dentro cui butto la faccia mettendo la testa fuori da un finestrino di un treno interregionale come già all’epoca non ne facevano più, in realtà mi accompagna in un periodo piuttosto diverso. Nei mesi estivi e poi in quelli autunnali e poi, a guardare bene, per altri vent’anni, mi sarei occupato di capire come riempire le pagine di una pubblicazione. Stampata su carta o digitale, a cadenza mensile o quotidiana che fosse. All’epoca era principalmente PlayStation World, che aveva debuttato in edicola proprio nel mese di giugno, ma per qualche tempo (poco) sarebbe proceduta in parallelo anche la collaborazione con lo Studio Vit.

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Musica

Dischi sbagliati: Tiny Music… (Stone Temple Pilots)

Sono un sostenitore dei dischi sbagliati, ci ho costruito sopra una carriera di fedele ascoltatore. Qualcuno potrebbe leggerla come cieca obbedienza a un credo, quello della band/dell’artista a cui vuoi troppo bene per tenere il muso, ma c’entra solo in una percentuale ridotta. Tanto più che in alcuni casi la redenzione che porta il disco a trascendere lo status di “brutto” per fare il suo ingresso trionfale nella cerchia degli “sbagliati”, arriva solo dopo anni. Quindi i casi sono due: o inizialmente ero più intransigente e al tempo stesso sereno e lucido, oppure non avevo ancora la capacità di cogliere le sfumature, il senso differente di fare qualcosa e di non fare solo una cosa.

In esame ci sono soprattutto album e gruppi dell’adolescenza, per tanto ottimi motivi, tutti piuttosto banali. Da circa dodici anni (o qualcosa di meno) sto cercando di arrivare all’ultima pagina dell’eccellentissimo Retromania di Simon Reynolds, che tra le altre cose disquisisce dell’approccio intransigente alla musica tipico sia degli anni formativi, quanto più di un’epoca di disponibilità limitata della musica, quella pre-digitale insomma. Quando c’era da lottare per proteggere l’investimento fatto, soprattutto emotivo.

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Esistenziale Musica

Quello che accade a Cesenatico (non resta a Cesenatico)

A ripensarci adesso mi pare folle aver passato (credo) tre estati a Cesenatico. Non tanto perché Cesenatico non sia degna della mia nobiltà, cosa che in effetti non è, quanto perché a Cesenatico ci sono andato con la scuola. Così, almeno, dicevo io. Altra gente, più comunista-così di me, diceva: “ah, ci sei andato coi preti”, cosa che effettivamente corrispondeva a verità. A luglio del 1993, a luglio del 1994 e, per tutti i santi, anche a luglio del 1995 ho passato due settimane a Cesenatico nella casa estiva dei salesiani (con il campo vacanze di quella che era la mia scuola di tutti i giorni a Milano).

Della casa-vacanze a Cesenatico, che a ripensarci, stilisticamente, doveva molto alle linee morbide e suadenti del ventennio, ricordo gli stanzoni in cui si dormiva in gruppo. L’ampio spiazzo in cemento in cui cuocere e l’immenso campo da calcio a bassissimo tasso di erba e altissima presenza di polveri (sottili o meno), con un bel filare di alberi a separarlo da un prato più rigoglioso. Ricordo la spiaggia di sabbia finemente romagnola, lo stanzone centrale in cui venivano proiettati i film la sera o comunicati annunci di attività varie o di bombe esplose in giro per il Paese. Ricordo anche la camera oscura in cui sviluppare le foto dopo le ore del corso di fotografia, lo spazio all’aperto-ma-coperto coi tavoloni per mettersi a incidere a caldo il legno, mentre tirava una bella brezzolina.