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Toe Jam & Earl + Dangerous

Il 1991 finisce con l’ambizione pachidermica di Michael Jackson e il funky astrostellare di uno strano gioco per MegaDrive.

Una delle cose che mi frega continuamente è la distorsione temporale. Nei miei ricordi quello che è successo da bambino o da ragazzino è successo un quintale di volte, per anni interi e stagioni intensissime. Quando poi, a provare a mettersi al tavolo e a fare due conti e a far incastrare i pezzi, non è vero nulla. Per dire, fino a qualche tempo fa sono stato convinto di essere andato in vacanza in montagna sulle Sodomiti Dolomiti, a Bellamonte (Val di Fiemme), per anni. Assieme ai miei, io e mio fratello si sciava e, nemmeno troppo occasionalmente, si frequentava il ben più organizzato e vitale centro di Predazzo. Invece pare, e dico pare, che a Bellamonte si sia andati solo per un anno, con poi un paio di altre puntate direttamente alla mezza metropoli già citata e/o comuni limitrofi.

Black or White è il primo di ben nove singoli (!) che verranno estratti da Dangerous, per un totale di due anni di pubblicazioni (dal 1991 al 1993). Sarà il terzo singolo Jam, però, a rappresentare uno dei videoclip più costosi della storia dei videoclip. Black or White si fa segnalare, oltre che per la presenza di Macaulay Culkin, anche per la direzione di John Landis e, naturalmente, il tema principale: bianco, nero o chissenefrega.

Fa nulla, perché le vacanze di Natale del 1991 le abbiamo fatte lì e tra i punti fermi di ognuno dei molteplici trasferimenti nell’area (no! Non erano molteplici!), c’era un bar. Un posto che in realtà era un bar, ma aveva pure un’edicola, forse una zona ristorante e di certo una grande sala per bersi una cioccolata e fissare un telo su cui veniva proiettata VideoMusic. Lì, in quei giorni, ho visto il video di Black & White, che faceva da lepre alla scommessa più megalomane di Michael Jackson: Dangerous. Il disco era stato lanciato solo poche settimane prima e puntava a oscurare il sole: avrebbe poi scoperto che il sole era lui e che era stato oscurato da quelli col bambino nudo nella piscina. Io, che in linea generale sono sempre stato molto avanti e precoce in maniera esaltante, ho colto la cosa tra il 1994 e il 1995.

Michale Jackson era naturalmente un’istituzione per la gente che calcava le terre emerse dell’intero emisfero e lo era da tempo. Bad, l’LP precedente (1987), era stato una delle mie prime esperienze musicali, alcuni amici frequentatissimi avevano la cassetta di Off the Wall e quindi, va da sé, Dangerous e Black & White erano una gran bella attrazione. Anche perché, proprio a voler mettere i puntini sulle i, si usciva da un periodo in cui Sega aveva tirato fuori l’eccellente ma pure spettacolare Michael Jackson’s Moonwalker in sala giochi, seguito dalla mica troppo eccellente e mediamente spettacolare versione per MegaDrive (su Master System si capisce com’era andata pure senza discuterne). Insomma: Black & White era già un momento importante e se poi ci metti che, nel video, ci finiva anche Macaulay Culkin, fresco fresco di effrazioni sventate in Mamma ho perso l’aereo, ecco la panoramica è completa e impossibile da fraintendere.

Due eroi improvvisati, livelli generati casualmente, terrestri che diventano i nemici, una colonna sonora epocale e colori sparati un po’ come vengono: Toe Jam & Earl!

Nella zona con riviste assortite, di quel bar/locale che giurerei essere stato gestito da un amico dei miei (ma vai a sapere), mi fermavo per sfogliare le uscite della roba Disney. All’inizio. Poi soprattutto per scroccare i nuovi numeri di Console Mania e Game Power. E credo che fosse tra le pagine patinate e maledette dalle battutacce del Raffo e del MA che mi sia capitato di conoscere Toe Jam & Earl, il duo funky più astrofunky della storia passata, presente e futura dei videogiochi. ToeJam è rossopomodoro ha tre gambe e due occhi piantati alla fine di altrettanti “tentacoli” che gli partono dal busto. Earl somiglia più a una grossa patata senza dita a cui farebbe benissimo parlare con un nutrizionista. Entrambi sono caratterizzati da aggeggi e chincaglieria che richiama alla mente la scena hip-hop e urban di quegli anni: dalla catenona di ToeJam alle scarpe sovradimensionate di Earl.

La copertina di Dangerous (1991).

Può avere senso spiegare chi sono stati e ancora sono ToeJam ed Earl perché il successo c’è stato, per quel gioco destinato al MegaDrive, ma nemmeno troppo. Quindi forse lo conoscono in cinque, forse in dieci, forse in tre. Sono rimasti degli eroi di livello inferiore, quei due alieni schiantatisi sulla Terra per errore, ma comunque degni di godere di una bella spinta pubblicitaria di Sega, che pure proverà in quel periodo a proporli come “mascotte indie”, per così dire. Toe Jam & Earl ha una colonna sonora funky strepitosa, capace di brillare travalicando i limiti delle risorse audio della console a 16 bit di Sega, e per me è la scoperta di un paio di questioni. La prima è che il gioco fa largo uso di slang e che, più in generale, porta su schermo tutto un modo di fare e dei riferimenti di cui non sapevo nulla all’epoca. Solo qualche anno più tardi ho sbattuto la faccia su Fa la cosa giusta di Spike Lee e, con le debite proporzioni, direi che l’effetto è stato lo stesso. La seconda è che si fa continuamente beffe del genere umano e si perde in un divertito cinismo per me mai incrociato, prima, in un videogioco (e forse manco altrove o, perlomeno, senza che riuscissi a riconoscerlo come tale).

Se lo chiedete a me, Give in to Me è uno dei pezzi più godibili di Dangerous. Ha qualcosa della patinatissima “cattiveria” (virgolette, intendiamoci) di Bad e un incedere davvero esaltante. Non per niente è qui che si materializza la collaborazione tra Jackson e Slash, all’epoca sulla crestissima dell’onda coi Guns’n Roses (ma sarebbe durata pochino).

Non ho giocato a Toe Jam & Earl quella volta, a Predazzo, prima della fine del 1991. Sarebbe successo dopo, forse a febbraio approfittando del mio compleanno. Ma il gioco, peraltro un roguelike ante-litteram, è e rimarrà perennemente fuso in quel ricordo di una tavola calda al riparo dal gelo invernale, con i primi scorci sul nuovo (e già decadente) pianeta di Mr. Jackson e le mezz’ore, ancora il problema della dilatazione temporale, passate a sfogliare riviste. Mi viene pure difficile capire cosa possa avermi attratto, da quelle prime immagini fisse e mezze sfocate: il gioco, realizzato tendenzialmente da due sole persone (Greg Johnson e Mark Voorsanger) non era immediatamente vendibile come un’avventura tutta piattaforme o un picchiatutti. Gli sprite erano piuttosto piccoli, il panorama strampalato ma non proprio irresistibile e non si capiva che diavolo si dovesse fare. Evidentemente il carattere era tanto da riuscire già a sconfinare dai limiti della stampa in quadricromia.

La colonna sonora di Toe Jam & Earl è passata alla storia. Giustamente riverita come un classico del funk a 16 bit (non è vero, me lo sono appena inventato), è stata scritta principalmente da John Baker.
Michael Jackson in azione nel Dangerous Tour.

Dangerous era molto di più di Toe Jam & Earl: all’epoca ricordo solo di averlo sentito un bel po’ e di aver immancabilmente divorato il libretto con le foto, le illustrazioni, i testi in lingua semi-incomprensibile. Anni e anni (e anni) più avanti, tornandoci sopra con qualche esperienza musicale (da ascoltatore) in più in tasca e l’arroganza del ventenne che ripete quanto ha scritto qualcuno di titolato, iniziai a trovarlo incredibilmente pomposo ed esageratamente magniloquente. È in effetti frutto del suo tempo e come abbiamo visto il tempo dilata: Dangerous è lunghissimo e chi ne sa dice che la faccenda era dovuta al nuovo minutaggio concesso dai CD, ormai il formato dominante. Dangerous forse era pure troppo lungo e troppo arzigogolato e non c’era dentro Billy Jean e nanche Smooth Criminal, ma intanto In the Closet, Why You Wanna Trip On Me, Give in to Me, Who Is It e pure il cantafavole di Heal the World… be’, volete davvero dirgli qualcosa? Cioè, diteglielo pure: apritevi un blog e diteglielo. Io invece ci voglio molto bene, anche se sono a basso tasso di funky (secondo Wikipedia, Dangerous è il disco new jack swing più venduto della storia).

Toe Jam & Earl hanno continuato a litigare con il genere umano in altri tre giochi. In occasione dell’ultimo, pubblicato nel 2019, mi sono anche tolto la piccola soddisfazione personale di collaborare con Greg Johnson (e SeaMonkeys) per completare e supervisionare la traduzione in italiano. Ovviamente ho colto l’occasione, principalmente, per infastidire Johnson con una serie di mail traboccanti amore per il gioco del 1991.

Earl is a wiener!

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