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Golvellius: il giro completo

La sconosciuta EmuDot annuncia Golvellius: Valley of Doom per iPhone e iPod Touch. Retroroba sul Golvellius che fu per Master System: [clicca qui per continuare a leggere]

Golvellius: Valley of Doom (Compile, 1988 - Master System)
Golvellius: Valley of Doom (Compile - 1987, 1988)

Quando ancora nei fiumi scorreva il miele, le valli dell’hinterland milanese erano perennemente in fiore e i treni arrivavano in orario, i giochi si compravano al Giocheria. Non solo per ovvi motivi (insomma, Giocheria… i giochi… vabbé), ma anche perché era la catena del marchio Giochi Preziosi. E quindi se cercavi qualcosa per Master System o Megadrive, nei suoi primi vagiti, andavi lì. E noi, io e mio fratello coadiuvati dalla benzina e dal buon cuore di mamma e papà, andavamo lì. In particolar modo al Giocheria di Cassina de Pecchi. Un posto perennemente vuoto e tendenzialmente tetro, con le confezioni di tutti i giochi sotto a una teca di vetro che faceva da bancone. Come ho avuto spesso modo di scrivere con fare finto anziano su PSM e NRU, ai tempi l’influenza delle riviste sull’acquisto di un gioco era pari allo zero. Sarà che non esistevano ancora Game Power e Console Mania e per buona parte del periodo nemmeno K Speciale Console. Comunque sia… si andava e si guardava. Il commesso annoiato assecondava la mia storica incapacità di decidere e probabilmente mia madre mandava a ripetizione il ritornello del “te e tuo padre che te l’ha comprato [il Master System]” mentre attendeva per ore. Senza alcun riferimento utile, ci si muoveva completamente a cazzo insomma. E la copertina era un punto di partenza fondamentale.

Sarà per questo che ci siamo portati a casa Golvellius: Valle of Doom. Non sapevo cosa fosse Zelda, non sapevo che Golvellius era dei tizi di Compile, quelli che hanno messo più di una zampa in zona Wonder Boy. Non sapevo nemmeno che Golvellius fosse già disponibile per MSX, uno dei primi accrocchi a base di videogiochi che ho potuto ampiamente sfruttare (“scroccare” sarebbe più corretto). Vista la relativa inesperienza nel mondo dei videogiochi (d’altronde doveva essere il 1990 o giù di lì e li avevo “scoperti” solo nel 1985/1986 credo, con Phoenix, ma questa è un’altra, peraltro bellissima [no], storia) e la già accennata mancanza di punti di riferimento, in quella fase quasi ogni videogioco era una, termine tecnico, “Figata Spaziale”. Non Golvellius. Arrivati a casa si scoprì che non era un gioco di piattaforme, o non solo. Non era un gioco fondamentalmente arcade, non del tutto almeno. Quel che è certo è che fu bollato dopo pochissimo come un, termine tecnico, “Gioco di merda”. Forse il primo dell’ancora giovane carriera di giocatori dell’allora duo Ravanelli. Brutto, e messo da parte. Ricordo distintamente che provai anche a incolpare il terzo figuro che, straordinariamente, si era allegato al gruppo per l’acquisto: il Filly. Aveva evidentemente rotto un equilibrio delicato. Doveva essere passato sotto la forca secondo il mio giudizio, venne risparmiato, secondo quanto insegna la storia.

Golvellius, in un'illustrazione decisamente più fedele al gioco.
Golvellius, in un'illustrazione decisamente più fedele al gioco.

Ma se oggi ho a casa due o tre colonne di giochi che “volendo potrei giocare, ma tanto non ne ho voglia”, in quell’estate magica italiana (sempre che di 1990 si trattasse), i giochi scarseggiavano. Sbagliare un acquisto/regalo era un lusso che non ci si poteva permettere. Quindi a distanza di quelle che ora mi sembrano anni ma probabilmente furono settimane, tornai su Golvellius: Valley of Doom. Volendogli oltretutto anche un gran bene e infilandolo, nel mio CV da giocatore, nel posto in cui molti altri hanno infilato uno dei primi due Zelda per NES. Perché l’idea, tutto sommato, era proprio quella. Come in Adventures of Link (Zelda II) ci si spostava su di una mappa, esplorando, poi si strisciava dentro a un dungeon per scoprire la visuale laterale (che è probabilmente quella che ci ha fregato, attraverso le immagini sul retro della confezione, in fase di acquisto).

I dannati serpenti blu... dannati!
I dannati serpenti blu... dannati!

Imparai a volergli bene e ora ho ricordi confusi ma ammantati del solito amore del giorno dopo: stivaletti da trovare, rocce da rompere per svelare passaggi segreti, deserti da attraversare… tutto continuando a segnare le password sul retro della confezione. Anche la confezione (e l’illustrazione di copertina che si trova in testa a questo post) era stata determinante nella scelta del gioco al Giocheria in effetti. Tutto finché il sistema delle password non mostrò, nella maniera più crudele, la sua falla più eclatante e nota: il manuale d’istruzioni era scomparso. Lo ricordo ancora chiaramente: la scrivania lunga quasi tre metri in camera mia era perennemente presa da un vortice di caos spazio-dimensionale degno di ogni bambino di quell’età, ma in qualche modo il manuale di Golvellius si trovava sempre. Non quella volta, dannate entropia!
Oggi EmuDot annuncia che Golvellius: Valley of Doom sarà disponibile, da agosto, per iPhone e iPod Touch. L’importante è non toccarlo nemmeno da lontano, per non tornare a catalogarlo come il primo istinto mi aveva suggerito di fare.

2 risposte su “Golvellius: il giro completo”

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