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Resident Evil 3: remake, demake e illusione

Siamo arrivati a un punto di equilibrio: nuovi annunci di remake ed edizioni rimasterizzate dei giochi non scatenano le classiche frange di indignados, non con la stessa regolarità di qualche anno fa. Una pace raggiunta scavalcando cadaveri tra i commenti ai piedi degli articoli, i tweet da reflusso gastrico e le sparate a occhi chiusi. Preparatevi a tornare in trincea, gli scontri si riaccenderanno all’alba della nuova generazione, quando le uscite di peso sconteranno qualche calo fisiologico in quanto a frequenza.

I remaster e i remake sono comunque, sempre, una buona notizia. Spesso lo sono per chi deve tirare i conti a fine trimestre, in generale fanno buon gioco pure a noi appassionati e in generale al settore: perché preservare è bene, anche se lo si fa riproponendo e aggiornando, piuttosto che replicando l’originale. Anzi, le due cose dovrebbe andare a braccetto, di pari passo e però è chiaramente più facile per i produttori scegliere la strada del gioco (almeno visivamente) al passo con i tempi, infinitamente più vendibile rispetto al fossile coi pixelloni. E vendibile a un prezzo molto più succulento, è naturale.