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Divorati dal grande Nulla

Quando fuori c’è solo l’essenza più caricaturale di Milano (la nebbia, tanta nebbia, una roba di nebbia che arriva Al Gore e spiega che c’entra il riscaldamento globalizzato, anche se io ho quello autonomo che lo accendo quando voglio). Comunque: quando fuori c’è solo nebbia i casi sono due. O siamo negli anni ottanta e sono tornato da qualche ora dalla seconda elementare oppure è un bell’inizio novembre, domenica, sto cuocendo le patate dolci e sono a Vimodrone a correggere la recensione di Parasite Eve di mio fratello. Invece, fanculo, è il 2010, sono a Milanofiori ma almeno mi è arrivato il fight pad Mad Catz per Street Fighter IV: prendi questa, dannato postino brianzolo. Che Alex Drastico ti insegni la via.
Quel che non è cambiato da quella domenica di patate dolci e diciotto anni è il primo disco dei Subsonica. Che se solo fossero sbucati fuori proprio alla grande un par d’anni prima, andare ai concerti avrebbe avuto tutto un altro senso. Caso mai non ne foste strambamente al corrente, i concerti post “Microchip Emozionale” erano tra i ritrovi più letalmente ricolmi di materia prima giovanotta che si potessero immaginare. Una valanga così di quindicenni/sedicenni affogate nel desiderio di vedere cosa c’è sotto il cappellino di Samuel. Indovina un po’? C’era l’avanzare del crollo del cuoio capelluto, ma a loro la cosa non interessava. E io ero ampiamente troppo avanti per ridurmi a provarci con le regazzine, oltretutto già impegnato e non proprio incuriosito dal fatto illegalità. Altri concerti in cui sperimentare un bagno di essenza femminile potenzialmente decerebrata: i concerti degli Smashing Pumpkins (molto, molto più di quanto si possa intuire) e quelli degli Incubus, per ovvi motivi di debordante e debosciata figaggine con tendenze allo spogliarello.
Oppure è un po’ prima, c’è sempre la nebbia e c’è anche quella roba de “La Storia Infinita”. Da cui la nebbia, il nulla per l’appunto. “La Storia Infinita”, quello che l’avvocato Lionel Hutz inquadra efficacemente come “il più eclatante caso di pubblicità ingannevole di sempre”. Che, dico, se avessi avuto da piccolo la pulizia mentale e la prontezza per accorgermi che il film era tedesco, non lo avressi mai guardato. E non avrebbi mai letto il libro, nemmeno quell’altro di Ende, quella roba di “Momo”. Ne “La Storia Infinita” c’è il FortunaDrago e in questo caso manco puoi stare lì a dire “eh vabbé, cani italiani, probabilmente in origine era troppo meglio”. No, in origine era tedesco, non diciamo minchionate.
Bene, il grande Nulla si accompagna splendidamente al primo disco dei Subsonica, quello ancora perfettamente funky, molto reggae-reggibile, speziatamente rockino. Ci piace tanto quel disco, anche se non quanto “Microchip Emozionale” probabilmente. Però c’è “Preso Blu” e “Momenti di Noia” e “Nicotina”, che col FortunaDrago con la noia da nebbia ci stanno una crema. Quindi, a grande richiesta: la Top Five delle canzoni per la Nebbia.

TOP 5 CANZONI DELLA NEBBIA

(Achtung: in realtà l’ordine è a caso)

  1. Preso Blu (Subsonica, Subsonica – 1997)
  2. Sifting (Nirvana, Bleach – 1989)
  3. Whale & Wasp (Alice in Chains, Jar of Flies – 1994)
  4. A Strange Day (The Cure, Pornography – 1982)
  5. Annie-Dog (The Smashing Pumpkins, Adore – 1998)
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