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Videogiochi

Cross gen e remake: il salto da 16 a 32 bit

Non ho ancora trovato un posto per le raccolte di riviste di videogiochi, dopo l’ultimo (si spera in senso letterale) trasloco. Non ne sono rimaste tantissime, anzi: una parte significativa è stata donata qualche anno fa, un’altra è finita nell’inceneritore (si spera in senso letterale) molto prima, altre ancora attendono di essere elargite al soppalco della Kenobisboch & Associati quanto prima. Però Nintendo la Rivista Ufficiale, Game Power, Zeta, Electronic Gaming Monthly me le tengo. Anche se sono in mezzo ai piedi nella camera dell’inquilino e quindi ci sbatto contro le caviglie ogni tanto. Da un incontro fortuito simile nasce il bel racconto di oggi.

La serie sarebbe: “ma davvero l’ho recensito?”, se non fosse che so per certo di aver dato il via a una rubrica “ma davvero ho scritto questa roba?” anni fa, su questo blog, prima che venisse spazzato via tutto. E in sostanza si tratterebbe sempre della stessa pappa: non ricordavo di aver giocato e scritto di quel gioco lì… a tal punto che potrei, in effetti, averne scritto senza averci giocato. Anche ai (miei) tempi di Game Power si traduceva, che vi credete, con la deliziosa prosa british di Games Master a fare da materiale di partenza. In realtà mi è successo solo una manciata di volte, tutto sommato e in percentuale sono ben di più gli articoli realizzati ex novo appositamente, ma il rischio di non ricordarsi di Hardcore 4×4 (PlayStation, Gremlin) perché effettivamente potrei non averci mai giocato, esiste. Anche se in quel caso credo di averci giocato.

Nel numero #58, febbraio 1997, c’è l’invasione dei giochi di calcio. Erano tempi in cui le uscite sportive erano meno rigorose, nei tempi, di quanto sarebbero poi diventate. Ed erano anche tempi di tempi sfalsati da mercati ancora molto distanti tra di loro, così tra console che debuttavano o che vivevano i primi mesi (Nintendo 64) e altre che iniziavano a ingranare ma a ritmi differenti a seconda del continente (PlayStation), ci si trovava nei primi mesi dell’anno a parlare di pallone digitale in tre modi differenti.

Soldi spesi benissimo: tanti. Ore di studio perse: incalcolate (sul momento, poi sì).

C’è l’orgoglio giapponese di Nintendo e di Konami, che regala alla neonata console di Super Mario 64 (quasi pronta per l’Europa) uno dei giochi sportivi più amati e importanti di quegli anni: J. League Perfect Striker, come viene riconosciuto dal titolo della recensione. Si tratta, appunto, della versione giapponese, pagata dal sottoscritto 170.000 lire in un eccellente negozio dietro a viale Montenero, di cui ora mi sfugge il nome (la sua parabola è stata crudelmente fulminea). Quella è stata la mia prima recensione di un certo peso e quindi le voglio bene ancora oggi, pur tremando di fronte al titolo del box “Animation Streets” o, ancora peggio, ai quintali di articoli di fronte ai nomi propri. Voto finale: 93.

Poi c’è Air che si trastulla con FIFA ’97, nelle sue versioni europee per PlayStation e Saturn, ad anno ampiamente iniziato, come detto. Qui, però, potrebbe esserci un semplice problema di tempi tecnici dell’editoria: secondo i registri il gioco era disponibile dalla fine di ottobre. Comunque sia, la notizia vera è Air che recensisce un gioco di calcio, dubito che ne abbia giocati molti altri o forse non ricordo più nulla. FIFA ’97 è comunque quel passo falso che ricordiamo un po’ tutti, reso ancora più spettacolare dalla maestosità di FIFA ’96 (o del motore grafico di FIFA ’96, vedete voi se è il caso di riscrivere ora la storia, altrimenti rimandiamo). Voto finale: 70%.

La serie XXL di Konami includeva anche NBA In The Zone.

Giappone, Canada (ma occidente tutto, su) e di nuovo Giappone, con il terzo e ultimo gioco del lotto. E di nuovo Konami, perché alla sbarra c’è International Superstar Soccer Deluxe, “proprio lui, no un altro”, come dice Bordone su Twitter. Il classico istantaneo per Super Nintendo, in realtà disponibile anche per Mega Drive, non ci sta a rimanere relegato nell’ormai old-gen e fa il salto nei tray delle PlayStation di mezzo mondo. O di trentacinque persone, a seconda delle vendite fatte segnare, di cui so poco o nulla. Ricordo però di averlo giocato, da innamoratissimo dell’edizione originale e di averlo trovato tremendamente ingrigito, nonostante fossero passati solo cinque minuti dalla nostra luna di miele. Cinque minuti e quel Perfect Striker lì in alto, ecco il problema. Voto finale: 79%.

Prima di incrociare le caviglie con la pila di Game Power e con questo numero in particolare, avevo scordato del tutto il momento “cross-gen” di quel mondo così lontano. E per niente così vicino, checché ne dicano Wenders e gli U2. Oppure sì? Forse ci è vicino: non le chiamavamo produzioni cross-gen e tutto sommato, di fatto, non lo erano. Konami non aveva sviluppato ISS Deluxe pensando già di poterlo portare su PlayStation (o chi per essa), a tal punto che si era invece concentrata su Perfect Striker (e su Goal Storm, rimanendo in ambito PlayStation). Ma una breve sovrapposizione tra due epoche così differenti c’è comunque stata e non si è limitata alle pallonate di Riggio e Galfano. A memoria posso tirare fuori dal cappello anche Street Racer di Ubisoft, un “vorrei essere Mario Kart” nato tra gli applausi del Mode7 dello SNES e poi approdato anche sulle console a 32 bit.

Game Power #58, febbraio 1997.

Lo stacco dalle macchine di Super Mario World e Streets of Rage 2 era talmente marcato con PlayStation e Saturn, da rendere la cosa particolarmente pacchiana e stramboide. Al di là di risorse tecniche e quanto altro, era stato il game design e l’approccio in generale a ritrovarsi sbalzato d’improvviso in un altro futuro, in cui il simbolo dello strapotere non è il Neo Geo con i suoi mille MB di pixel, ma i vertici geometrici dei triangoli di Toshinden e WipEout. Ce l’avevano detto, più volte, che sarebbe andata così. C’erano addirittura stati i trailer in sala giochi, ma l’impatto è stato comunque simile a quello di una pallonata sul setto nasale in una gelida mattina invernale. Cross-gen tra le console di Rambo III e Hebereke’s Popoitto e quelle di Tomb Raider e Wave Race 64? Impossibile.

Nota bene: in questa sede non ci interessa approfondire le scelte stilistiche alla base della recensione di International Superstar Soccer Deluxe (PlayStation). Si sappia che chi doveva pagare, ha pagato.

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