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Domenech: lo Special One

Raymond, proprio così. Raymond Domenech, lo Special One. Anzi, lo speciale: il bambino speciale. Quando proprio inizi a pensare che, tutto sommato, non potrà regalarti altri motivi di gioia… quando ti ritieni credibilmente soddisfatto delle figure barbine che ha raggranellato negli ultimi anni, anche grazie alla squadriglia tricolore del 2006. Quando, insomma, hai ragionevolmente di che tirare i remi in barca, supponendo che fosse ormai un limone spremuto (o un clown svuotato), eccolo che col colpo di coda dell’eroe leggendario, ti stordisce.
Questa sera il commissario tecnico dei galletti blu dirà tutta la sua verità sul calcio, le donne, l’oroscopo e Fatima, di fronte ai microfoni del canale televisivo dell’Equipe. Ma fortunatamente la versione tutta carta dell’Equipe anticipa qualche chicca di sicuro effetto, che la Gazzetta dello Sport non esita a riportare. Peraltro con un paragrafo introduttivo di rara efficacia perculatoria. Ma andiamo coi due virgolettati che riempiono il cuore di ogni calcioamatore azzurinho, ovviamente ci si riferisce alla finale di Berlino e al colpo di testa matta di Zizou:


Lui ha fatto un errore e lo sa. Io ho avuto il torto di non dirgli quello che avrei voluto fare in quella finale. Avrei dovuto dirgli che a 5′ dalla fine l’avrei sostituito. Di sicuro avremmo segnato e allora l’avrei fatto uscire davanti a un miliardo di telespettatori e 80mila tifosi e anche gli italiani lo avrebbero applaudito. Non dirglielo è stato un vero errore

Era un piano geniale, forse non ve ne siete accorti. Ma era degno del miglior Napoleone: sei a cinque minuti dalla sessione di calci di rigore che può assegnare il titolo mondiale alla tua squadra. E’ l’ultima partita di uno dei più grandi atleti di sempre di questo sport. Uno che, incidentalmente, ha un discreto controllo di palla. E cosa pensi di fare? Ma parbleu, è così ovvio! Lo togli per assicurargli la standing ovation! Cristallino! Poi al massimo il rigore lo tira Barthez.
Non è finita, ce n’è almeno un’altra bellissima, ovvero:

Vedo che l’azione riparte con Wiltord. Gli urlo di continuare a giocare e di non fermarsi, invece no. Siamo stati corretti perché se avesse continuato a correre, Buffon sarebbe rientrato tra i pali e lo stangone si sarebbe rialzato e non se ne sarebbe più parlato.

Due i punti focali del discorso: 1) “ho intimato ai miei giocatori di fare schifo, di essere disonesti, perché tutto sommato si confaceva alla nostra indole suppongo e invece no… han voluto essere dei signori e si son fermati. Ecco, direi che dovrebbero pure ringraziarci” (libera traduzione), 2) Raymond “Sparatemi-ora” Domenech ha l’educazione e la faccia di fango di riferirsi a Materazzi con “lo stangone”. Povero gugliauser.
Vi prego, se avete insulti, lasciateli qua. Poi cerchiamo la mail di Renzo Domenech e ce li spediamo, ce li.

10 risposte su “Domenech: lo Special One”

Domenech è patetico, non ci piove. Però nell’analisi del primo virgolettato sbagli perchè non si andava ai rigori secondo lui. “Di sicuro avremmo segnato e allora l’avrei fatto uscire”. Domenech era certo che lo facevano senza il rosso a Zidane. Lol è proprio un coglione.

Ah minchia hai ragione. Cioé secondo Domenech se gli avesse gridato: “va’ che cinque minuti prima della fine ti cambio!”, la Francia avrebbe automaticamente segnato? Forse si scorda che nei supplementari ci aveva già provato a segnare, Zizou. Solo che c’era Mazinger in porta e quindi si era dovuto attaccare.

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