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Serie A Live: Spuntati Vs. Ringhiosi

Diego: due gol e mille palloni smistati.
Diego: due gol e mille palloni smistati.

Il ritornante: settimana scorsa era stata la volta di Cannavaro, accompagnato dalle prestazioni insospettabilmente buone di Tiago e Poulsen. Anche all’Olimpico di Roma la Juve trova più dei tre punti che rimpolpano la neonata classifica: a tornare questa volta è Buffon, che con una parata delirante salva il momentaneo pareggio al termine del primo tempo.
Da almeno una stagione buona l’ex miglior portiere del mondo non regalava alla sua squadra un intervento davvero “alieno”, lo fa contro i giallorossi, proprio quando serve. Lo fa contro gli uomini di Spalletti, evidentemente ancora innervosito dal gol-beffa rifilato da uno splendido De Rossi, capace di buggerare l’intera compagine bianconera. Che, detto per inciso, dovrebbe vergognarsi a lungo e con dolore per essersi fatta infilare in quel modo. Ma quella che esce dalla capitale è una squadra comunque buona, non ancora eccellente, di certo contenta.

De Rossi, il migliore della Roma, non basta.
De Rossi, il migliore della Roma, non basta.

Il lavoro a centrocampo degli undici di Ferrara si mantiene confuso o forse eccezionale. Poco abituati al rombo, gli occhi del tifoso da divano ci mettono un po’ a capire perché chiunque sia ovunque: “ma Tiago non dovrebbe stare sulla destra?”. In realtà l’ex campione napoletano chiede moltissimo ai suoi terzini, così sono il sempre pallido Grygera e De Ceglie a doversi sorbire la corsa su tutta la fascia, mentre il rombo si schiaccia, qualche volta i vertici si scambiano di posto e in generale si spera che tutto vada come deve andare. Non è grande calcio quello della Juventus, ma è grande carattere: a differenza della prima col Chievo, i torinesi durano per tutta la partita. L’avvio è fulminante, la Juve attacca e pressa alto. Generalmente c’è la rinnovata fiducia nella qualità media dei piedi di chi deve organizzare gioco (Diego, Marchisio, Felipe Melo volendo): meno lanci lunghi rispetto al passato, più circolazione della palla.
Si lavora tanto, ma non si produce poi moltissimo. La Roma è messa bene in campo, soffre il ringhio continuo degli avversari, ma non soccombe e, anzi, dimostra buona personalità e una certa lucidità nell’impattare con la voglia di strafare juventina.
Il vantaggio bianconero è il frutto dello strabordante lavoro solitario di Diego, che tiene su Riise (non esattamente un fuscello), si allarga e colpisce d’esterno come il miglior Paul Newman ne “Il Colore dei Soldi”. Grande, davvero. In generale il gioco degli ospiti tende a passare sempre per il neo acquisto brasiliano, anche perché Marchisio è meno lucido del solito, De Ceglie fatica a far girare al meglio le gambe e Tiago fa molto lavoro in fase di recupero e tamponamento.
Ma De Rossi e Totti ci sono, da loro nasce la bordata di Capitan Futuro che assicura ai padroni un pareggio forse insperato in quel momento (e non del tutto immeritato). Il secondo tempo non cambia di molto le carte in tavola: la Juve riesce a tirare di più, gioca allargandosi maggiormente, rischia di meno, si affida molto ad Amauri e moltissimo al solito Diego che, smarcato da un gran bel tocco di Iaquinta, tiene come sempre botta e fulmina l’estremo difensore romano. Alla fine la Roma spinge, i bianconeri non riescono a gestire al meglio la palla e iniziano a tremare. Fino a un’accelerazione di Felipe Melo che, con estrema intelligenza, sfrutta le lingue che ormai toccano terra dei difensori di casa e infilza il portiere Sergio. Una partita in cui Melo ha sbagliato, ha regalato a De Rossi l’occasione (sfruttata) per il pareggio e… e però ha salvato in difesa, ha smosso una valanga di palloni, ha spinto bene in attacco. Ottimo Melo, che deve solo guadagnare qualche punto esperienza e dimenticarsi il dribbling extra.

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