Soundgarden, Pearl Jam, combo

Il prossimo sedici novembre uscirà “Animal King”, nuovo disco in studio per i Soundgarden, primo dopo “Down on the Upside”. Sedici anni dopo. Il singolo già si trova in giro e soprattutto nella pagina Soundcloud della band dell’ormai quarantottenne (per tutti i santi) Chris Cornell. Il disco, con tutto che è stato prenotato da queste parti, ancora non si può godere nella sua possente interezza. Ma per intanto c’è un ma: torneranno in tour o bisognerà accontentarsi dei concerti dell’estate che ci ha salutato da ormai più di un mese? Continua a leggere Soundgarden, Pearl Jam, combo

The Day They Tried it Live

Donne, è arrivato il Chris Cornell! Controlla le vostre... uhm... tubature :(
[dropcap]A[/dropcap]lla fine anche l’ampio spazio antistante l’altrettanto voluminoso palco allestito al nuovo polo fieristico di Rho si riempie. Almeno a metà, perché la porzione dietro il mixer, quella fiancheggiata da un robusto cordone di botteghe del panino, laboratori della piadina emiliana e friggitorie di patate assortite… be’ quello rimane vuoto. Ma lo slargo ricavato a fianco dell’affascinante e monumentale rampa che costeggia il fianco est della nuova fiera è in effetti esagerato per quello che, tecnicamente, è il concerto di una singola band. Per quanto attesa, per quanto sognata, per quanto rimuginata in testa per anni da chiunque (e saranno stati poco meno di diecimila ieri sera, sedici secondo la questura) sia in perenne astinenza da anni novanta. La band è quella dell’installazione sonora di Seattle di fine anni ’80, Soundgarden. L’evento è all’atto pratico un piccolo festival, che si celebra per motivi del tutto inspiegabili in un lunedì tutt’altro che festivo, con buona pace di Mr. Greg Dulli che, coi suoi [tooltip title=”La band col nome ortograficamente più complicato da ricordare di sempre”]Afghan Whigs[/tooltip] come terzo dei quattro gruppi “spalla” (definizione ingenerosa in questo caso), ringrazia il pubblico: “credevamo fosse un giorno festivo in Italia oggi, perché cazzo hanno organizzato un festival di lunedì? Grazie comunque per essere venuti”.

In realtà la sensazione è che, tra il pubblico (che veste principalmente Pearl Jam, poi anche Alice in Chains e Smashing Pumpkins,  con spruzzate di Nine Inch Nails), in pochi si ricordino del gruppo di Dulli. Tanto che il set di circa un’ora viene festeggiato con entusiasmo pari a quello di una pausa pranzo in un centro commerciale. Qualche esagitato comunque c’è e riesce, grazie al cielo, a godere di un Dulli smagrito oltre ogni più rosea previsione e di [mark]una scaletta che pesca dal repertorio senza sbagliare un colpo[/mark]. Prima degli Afghan era toccato ai belga Trigger Fingers aprire le danze quando nemmeno erano scoccate le quattro del pomeriggio: set imprevidibilmente infuocato, grande presenza scenica e splendido abbigliamento per un gruppo tra il blues e lo stoner. Sempre a patto che “stoner” esista come genere.

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I concerti dell’estate

Vi siete presi i biglietti per i Radiohead? No? Buon per voi...
[dropcap]L'[/dropcap]imbrunire della vita si misura col calare dei concerti, ma quest’anno andrà un po’ meglio rispetto agli ultimi due. Così, navigando tra naso e memoria. Negli ultimi mesi sono già stati messi in archivio alcuni signorili spettacolini di band permeate da quella tipica gioia di vivere che tanto va di moda: i Gomez ai Magazzini Generali, Mark Lanegan all’Alcatraz e addirittura i Subsonica al Forum di Assago. La distanza con i quindici show annui dei tempi migliori è ancora tanta, ma la stagione delle zanzare tigrate ci darà una mano. Sono quattro i concerti previsti per il trittico del sudore: giugno, luglio e agosto. Per una coincidenza del tutto fortuita trattasi sempre e comunque di concerti in stile greatest hits o “ciao, ci siamo rimessi assieme, ti avanzano due euro?”. Che è un po’ un bene e un po’ no, ma a tal riguardo solo la storia potrà giudicare efficacemente. Comunque, andiamo coi dettagli.

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Problemi del primo mondo

Gianluigi Buffon chiede scusa al pubblico dopo aver ucciso e scomposto tre gattini
[dropcap]”D[/dropcap]own on the Upside” voleva essere un disco anche e soprattutto bello, bello esteticamente, bello e sinuoso nei suoni. Ma è percorso e mosso da un’ineluttabile rassegnazione, come chi cova dentro la sua bella depressione, prossima a mangiarsi via tutto. Questo penso mentre seguo distrattamente il filosofeggiare di Tony Pagoda. Nel suo 1980, nel suo San Paolo, vicino ai suoi cessi, in attesa di una qualche casalinga disperata ante-litteram. Il furoreggiare pacato di “Ty Cobb” non ha aiutato, nemmeno il risicato margine tenuto nella stampa del libro da quelli di Feltrinelli. Ma lo scovolino mentale che mi tira lontano è agitato da quel Napoli – Juve immobile in un noioso zero a zero al minuto cinquantatre di cui si lamenta il cantante melodico del golfo di Sorrentino. Mi riporta indietro a ieri sera, quando quel sant’uomo di Buffon si è girato, [mark color=”yellow”]mani giunte sul volto, per scusarsi col suo pubblico[/mark]. C’è da capirlo, anche contro il Lecce non ha dovuto e potuto muovere i guanti: zero tiri in porta, come già in svariate altre occasioni in questa improbabile stagione di calcio juventino, esplosa mentre fuori c’era l’intrecciarsi della bella stagione con altre preoccupazioni da primo mondo. Con un po’ di fantasia e un eccesso di buonismo si può spiegare così quella che deve essere per forza di cose definita come una monumentale minchiata. Cioé con la voglia di giocare anche lui un po’ al calcio. Oppure si può spiegare ricordandosi che il capitano in campo, la disumana forza disinnescatrice delle speranze altrui a Germania 2006 (e non solo) abbia scelto di condividere la sua vita con un esemplare umano tutt’altro che rassicurante qual è la Seredova. Ma questa sono crudeltà inutili e ignoranti, quindi tecnicamente pertinenti a un blog.

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Black Rain (Soundgarden)

Soundgarden - Black Rain (1991 - 2010)

Finalmente. “Finalmente possiamo svelarvi a cosa stessimo lavorando nell’ultimo periodo”, ovvero un pezzo di diciannove anni fa, scelto per lanciare “Telephantasm”, brutto titolo di compilation probabilmente evitabile, se non fosse per questa “Black Rain” appunto. Che non è nuova, ma ormai lo avete già capito, e sennò è sufficiente spararsi i primi quindici secondi dell’outtake di “Badmotorfinger” per finire nel vortice spaziotemporale che riporta indietro fino alla più bruciante delle epoche che hanno testimoniato l’attività dei Soundgarden.

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Era l’unonovenovesei

Down on the Upside (Soundgarden, 1996)
Down on the Upside (Soundgarden, 1996)

Il 1996 è stato l’anno in cui è cominciato quello che poi, per larga parte, non è mai successo. Orfana e scioccata dopo quel buco in testa dell’8 aprile, la scena musicale che ha eletto quale sua capitale Seattle deve darsi una scrollata e decidere che fare della propria adolescenza e, se c’è tempo, anche della fase adulta. Bisogna cambiare, per non diventare delle macchietta da MTV, nel frattempo dimostrando a se stessi che non si è schiavi di un solo modo di grattare la chitarra. 
Se i Nirvana lo avevano già fatto, con il più lancinante e illuminante degli epitaffi (“In Utero”), gli altri si ritrovano proprio nel 1996 di fronte al crocevia, e i grandi nomi imboccano vie differenti rispetto a quelle battute fino a quel momento. I Pearl Jam svoltano definitivamente, dopo aver messo una freccia grossa così con la mitologia di “Vitalogy”: il risultato è quel “No Code” di cui credo di aver parlato un gozziliardo di volte sui vari blog, quindi anche basta. Ma non sono soli.

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