Uomini con le braghe corte

Cara, non sai che refrigerio ai ginocchi!

Nell’eterna guerra che vede contrapposte le femmine e i maschi c’è un sub-conflitto strisciante e stagionale: le donne d’estate si mettono le Birkenstock “perché son tanto comode” e gli uomini passano tre mesi a sfotterle da mane a sera. Noi non staremo certo qui ad argomentare in proposito, aggiungendo un’inutile corollario al già nutrito ed efficace coro delle opinioni a riguardo; vorremmo, piuttosto, distogliere per qualche istante l’attenzione dalla sopraffina arte calzaturiera teutonica per reindirizzarla sull’annosa questione degli uomini con le braghe corte. Perché le Birkenstock saranno anche brutte e ti affetteranno il collo del piede come neanche i peggiori incubi cubisti, ma i vostri polpacci villosi non sono certo un acquerello di Monet. Procediamo con ordine.

Punto primo. Portare le braghe corte, per i maschi sopra i 12 anni, dovrebbe essere fuori legge tanto quanto giocherellare col pistolino in pubblico e picchiare le compagne di banco (fino a 12 anni tre/quattro sberloni sono leciti, peggio per voi se avete perso l’occasione). Esse (le braghe) sono ammesse solo nel caso in cui, a partire dal compimento del 13° anno d’età, abbiate continuato a frequentare assiduamente gli oratori e i gruppi scout; e se le cose stanno così, orbene, confido nel fatto che sappiate trarre da soli le vostre conclusioni.

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Coupon, gruppi d’acquisto e Silviabot

Una cosa bella, ma in questo caso fallimentare: Groupalia come questo bel panda schiantato

Questo post è opera di una penna ospite, quella che già mille volte ha scazzato recensioni, anteprime e chissà quant’altro sulle pagine (anche) di Nintendo la Rosetta Ufficiale. Visto e considerato che l’esperienza fallimentare è sua (o di quegli altri, ora starà a voi decidere), giusto che sia stata lei, dall’alto del suo metro e una pannocchia, a raccontarla al mondo. Vai Palletta, sfascia tutto!


No dai, non sto nemmeno a spiegarvelo cosa sono i gruppi di acquisto. Mi limiterò a dire che hanno tutti dei nomi orrendi (Groupon, Groupalia, SCONTON!!!) che suggeriscono risparmio economico e falso senso di appartenenza a una community in cui tutti si vogliono bene e si uniscono per sconfiggere spese folli e prezzi assurdi. Il risultato è che, in proporzione, le spese folli aumentano, perché a forza di spendere cifre scontate, il totale di dindi effettivamente spesi in massaggi, bungee jumping e allyoucanit di sushi supera di gran lunga il massimo mensile consentito dal budget familiare.

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Nespresso mach 2: Vergnano!

Èspresso a sinistra e Nespresso a destra, Gaber avrebbe di che ridire?

C’è modo migliore che alzarsi, grattarsi con malcelata soddisfazione le chiappe, scendere al piano di sotto e infilare sotto alla puntina “The Head on the Door”, mentre spieghi al cane per la millesima volta che non si tratta di un frisbee? Certo che c’è modo migliore, per esempio: alzarsi, grattachiappa, theheadonthedoor, cane e… e la prima volta con le cialde Èspresso di Vergnano. Che, per chi se lo fosse perso, sono le prime cialde non-Nespresso compatibili con le macchinette del caffé Nespresso. Non solo, sono di marca (perché venitevi voi a lamentare del Caffé Vergnano) e vengono, soprattutto, vendute nei supermercati. Perché l’idea che il caffé Nespresso debba essere venduto solo in simil-gioiellerie, servito da cherubini 80% omosessuali e 20% pannacotta (altrimenti non li assumono), è anche divertente per i primi cinque minuti. Poi rischia di diventare palloso, all’incirca come l’ordine sul sito ufficiale, che funziona anche benone, ma che comunque non è comodo quando ti trovi a fare male i calcoli e di fronte al trauma di due giorni senza caffé perché hai piazzato l’ordine tardi. Quindi che sia Caffé Vergnano, che sia Èspresso, trovato tranquillamente ieri al primo Esselunga visitato.

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I soliti idioti di Sallusti

Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale e stuntman de "La Famiglia Addams"

Per motivi che ora non è il caso di approfondire, da qualche anno ho, per una settimana, la fortunata occasione per addentrarmi nel colorato e ipnotico mondo de Il Giornale. Un trionfo di “ma che”, una cascata di “ma cosa” e soprattutto un tifone di “macheccazzo?” organizzano festosi ritrovi a ogni sessione di lettura. Il quotidiano diretto da Sallusti, che peraltro ha sede a tipo venti metri dall’ufficio che mi ospita cinque giorni alla settimana e di cui ogni tanto visito le vetrine al pian terreno perché son sempre divertenti, ha di bello che non ha paura. Dimostra infatti il coraggio raro di chi non ha nulla da perdere, una sorta di stupida sfrontatezza e insopportabile arroganza, tipiche di quelli che non fanno mistero della propria missione e hanno ormai messo da parte ogni eventuale necessità di informare con equilibrio e senso civico.
Oggi mi sono limitato a una lettura parziale e disattenta, perché tutto emozionato dalla proposta del governo Berlusconi di infilare il Tfr direttamente in busta paga e dalla precedente lettura delle 60 pagine del Corriere della Sera. Eppure tre bei passaggi possono essere tranquillamente riproposti. Eccoli.

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Facebook su iPad? Sì, ma come?

Facebook su iPad
Facebook su iPad: una chimera o un Gamera?

Un’applicazione ufficiale di Facebook per iPad non esiste. Si può discutere a lungo, e con una certa noia, dei motivi, ma la sostanza non cambia. Può essere che “l’esperienza Facebook” offerta semplicemente dal browser web integrato nel tablet (?) di Apple venga considerata sufficientemente valida e rispettosa di quella originale, tanto da ritenere tutt’altro che urgente un’applicazione appositamente pensata (invece disponibile per tutti gli smartphone di questo mondo)… Può essere. O forse non è. Ma, come detto, la sostanza rimane invariata e quindi può essere interessante cercare un sostituto degno di diventare il proprio Portale Facebook una volta seduti di fronte all’iPad. Anche perché, e questo inquieta molti visto&considerato quel che si scrive nei commenti delle app stesse, la versione “web” di Facebook su iPad è sprovvista della chat.
Ma quale applicazione scegliere? Io, che in metropolitana mi annoio forte e non ho voglia di cominciare un nuovo libro e a Street Fighter IV non posso giocarci proprio tutte le sante volte… be’, ne ho provate un po’. Tutte rigorosamente a costo zero, che non mi metto certo qua a tirar fuori soldi alla cieca. Se qualcuno, però, conosce un’app veramente valida per Facebook su iPad, anche a pagamento (tanto per quel che costano…), lo dica pure senza vergogna. Intanto ecco i risultati delle quattro prove, tante quante sono le applicazioni testate.

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Quando inizia a piacerti Facebook

Facebook
Non sentitevi superiori a Facebook e al mondo. Ridete di_con loro!

Boris Yeltsin stava per salire al potere e io soggiornavo con curiosa placidità in un “Bagno” a Ceriale, provincia savonese, Liguria del mondo d’Italia. In spiaggia c’era Cuore, perché qualcuno aveva portato Cuore, il numero con il famoso elenco dei motivi per cui vale la pena vivere: in prima posizione quello che in molti ricordano e in pochi osano discutere. Ma oggi? Se oggi Cuore esistesse ancora e si trovasse nella poco invidiabile posizione di dover aggiornare la lista, difficilmente infilerebbe Facebook. E tutto sommato difficilmente lo farei pure io, però insomma… c’è un sacco di bello attorno e dentro al social network del giovane Zuckerqualcosa. Il fatto che un’ammissione simile arrivi da un irritante snob, con due borse di puzza sotto al naso e la perenne (e condannabile) sensazione di superiorità rispetto al resto dell’umanità, secondo me qualcosa può voler anche dire.
Cioé, di base vuol dire che se non ci andate secondo me vi perdete qualcosa. Poi vuole anche dire che, mettendo da parte il fastidio preconcetto e partitico per tutto ciò che è pop e accolto “dalla massa” (ohhhh!), ci si può gustare un gioco di quelli “aperti”, un free-roaming che Rockstar prende e può andare a a scaricare la frutta nel verziere, un sandbox di primissimo livello. E dove si mettono le piscinette con la sabbia se non alle scuole materne? Perché Facebook è proprio una ricchissima scuola materna.

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