So Novanta’s: 1999

So Novanta’s: 1999

Come una festa che si è trascinata troppo a lungo, meglio di una classe che devi smettere di ripetere, peggio di un esame che non hai mai dato eppure devi… vediamo di far calare letale e amara (amara?) la scure su questa collana di post e sulla musica degli anni Novanta. So Novanta’s arriva finalmente alla sua conclusione, a un anno e mezzo dall’inizio delle trasmissioni. E lo fa mentre fuori (nel blog, il tema intendo) tutto è cambiato, dopo che chi ha avuto ha avuto ha avuto e in particolar modo chi ha dato ha dato e ha di nuovo dato. Non scordiamoci il passato, ma finiamola qui. Perché anche in quel 1999 tutto era già diventato altro e ci si ritrova con una certa difficoltà a cercare dei punti di contatto tra questa gente e quella gente dei primi momenti del decennio. Anche cercare un filo conduttore, una filosofia e una lettura decente che riesca a spiegare gli avvenimenti musicali di quell’ultimo agglomerato di stagioni è troppo: troppo per le conoscenze di chi scrive e forse pure troppo per il tasso massimo di rispetto che si può riconoscere al 1999. Quindi andiamo dritti come se nulla fosse, consapevoli che la parte migliore è quella in fondo, quella di Palletta che parla della musica brutta. Ma grazie tante, infierire sul ridicolo è sempre stato così facile e così più adulto che spararsi delle pose fenomenali di fronte a dischi seminali. Soprattutto se, i dischi seminali, manco ci sono.

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So Novanta’s: 1998

So Novanta’s: 1998

L’anno dei Mondiali tatuati su di una traversa e di Banjo-Kazooie è anche l’anno che precede il saluto finale alla decade musicale più interessante delle ultime… uhm, due decadi. Fate finta di non aver letto e passate oltre, anzi, tornate indietro fino al 1998, che non ha invertito l’ineluttabile rotta intrapresa nella seconda metà degli anni 90, quando tutto è già cambiato e le mezze stagioni se ne sono già andate da un pezzo.
Che il 1998 non sia l’anno preferito, tra quei dieci, dal sottoscritto è cosa palese, dato che questo post arriva a mesi e mesi e mesi di distanza dall’ultima puntata di So Novanta’s: portare a casa il risultato (pubblicando anche il capitolo dedicato al 1999) è ormai fattibile, quindi armatevi di coraggio e ricordate che non dovete per forza riascoltarvi il decente ma in realtà deprimentissimo “Americana” (Offspring) per poter dire la vostra agendo agilissimi sul modulo dei commenti qua in fondo.

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So Novanta’s: 1997

So Novanta’s: 1997

Puoi provare a rigirarlo in mille modi e uno potrebbe essere partendo dalle due estremità e trovando il punto di contatto in quell’estate al karma, ma la realtà del 1997 è solo una e la racconta senza timore di smentita la Top 100 di Billboard: “Candle in the Wind”, courtesy of Elton John. Che vaglielo a dire che il pezzo è di due decenni prima. Vaglielo a dire a chi, da lì in avanti, ha definitivamente ritagliato un vestitino à la Mia Martini al minuscolo di Pinner. Insomma, Elton mena sfiga. Tanta sfiga che con il pezzo sopra citato imprime il suo timbro sull’anno, conquista ogni classifica e tanti saluti a tutti, Diana in primis, tunnel al secondo posto e dirette televisive sull’ultimo scalino del podio.
L’altra verità è che il 1997 sancisce definitivamente la morte degli anni ’90, instaura un interregno che dura il tempo di chiedersi che fine faremo e lascia spazio agli anni 2000. Gli anni 2000 sono, musicalmente, quelli che sotterrano senza cerimonie l’ondata alternativa esplosiva americana di fine anni ’80 e della prima metà dei ’90. Sono quelli che, più avanti, apriranno il portone alla frammentazione più totale. Sono quelli che, nel 1997, arrivano a bussare e tengono in mano un disco e solo uno e solo quello e nessun’altro: “OK Computer”, Radiohead. Punto, a capo, luci che dissolvono in fuori.

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So Novanta’s: 1996

So Novanta’s: 1996

“Have a hangover”, è solo un doposbronza il 1996? L’unonovenovesei di Agnellica memoria è la prima, vera, stagione che arriva dopo l’ubriacatura grunge-rock-quelchevolete della prima metà degli anni ’90. E come ogni “hangover” è difficile da gestire: vuoi fare cose, ma forse non puoi farle. Non sai più dove sbattere la testa e intanto altra gente, fuori, “continua a far girare il mondo. E se non stai attento te lo perdi pure” (libero riadattamento di una roba di “Wild Mood Swings”, The Cure, 1996 appunto).
Dopo il fallout del Grande Sparo e l’accenno da parte delle etichette di pensare già al dopo-grunge, si contano i morti, si bendano i feriti e si mette sul tavolino traballante la mappa per capire dove e come muoversi sul campo di battaglia.

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So Novanta’s: 1995

So Novanta’s: 1995

Novantaduecentodieci: siete tra i miscredenti certi che lo zip di Beverly Hills fosse casuale? Ma ammazzatevi. Era novanta e fatti, novanta e cose, tutto molto novanta. Come Kelly e quel bistecca di Dylan. C’è modo più letale per inzupparsi senza scafandro nel mondo dei ‘90 se non quello di ripercorrere anno per anno tutte le uscite che conta(ro)no nel mondo discogra(n)fico? No. Cliccate qui per trovare le puntate precedenti.

Intro: come sempre siete invitati a far partire la playlist dedicata per allietare la lettura.

O: della storia di un topo in gabbia, nonostante tutta la rabbia. E che palle, sempre lì si finisce. Dire che ne ha ventotto di pezzi, il terzo disco degli Smashing Pumpkins, per chi scrive il migliore del suo anno. Per chi scrive forse il migliore e basta. Si chiama “Mellon Collie and the Infinite Sadness”, è arrivato con una di quelle confezioni da doppio CD che sembravano già ampiamente in disuso* e portando con sé tutto un immaginario vestito a festa (o a lutto) da illustrazioni che, senza troppi giri di parole, puntavano al grande album tematico anni ’70. E a Foxtrot dei Genesis, con quegli animaletti buffi che o sono sugli Scottex, o sono sui rispettivi “libretti” dei dischi appena citati.
Il 1995 è l’anno del reset definitivo, quello già avviato nella stagione precedente. Il grande rimbombo è ancora evidente, l’eco si fa continuamente strada dalle tv “per i giovani”, alle radio. Dai sociologi che provano a tirar sù due lire, a scrittorini improvvisati che inondano gli scaffali di trattati sulla bruciante generazione X che si è già spenta in una dependance di Seattle. Questo per quanto riguarda la roba di poco conto.
Quella che, invece, ha un senso, è ancora tutta dentro ai solchi dei migliori dischi di quell’anno. Un anno diviso a metà, tra la scena musicale che continuava verso la sua strada o nuove strada e l’altra scena, quella fatta di chi arrivava fuori tempo massimo a imitare le band di quel nord-ovest florido per una manciata di anni.

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So Novanta’s: 1993 [aggiornato!]

So Novanta’s: 1993 [aggiornato!]

Pearl Jam Vs

Aggiornamento! Infilate le canzoni becere di Palletta!

Novantaduecentodieci: siete tra i miscredenti certi che lo zip di Beverly Hills fosse casuale? Ma ammazzatevi. Era novanta e fatti, novanta e cose, tutto molto novanta. Come Kelly e quel bistecca di Dylan. C’è modo più letale per inzupparsi senza scafandro nel mondo dei ‘90 se non quello di ripercorrere anno per anno tutte le uscite che conta(ro)no nel mondo discogra(n)fico? No. Cliccate qui per trovare le puntate precedenti.

Figo già dal nome, il 1993. “Novantatre” suona benissimo. Suonavano bene anche i miei ventitre anni, di sicuro meglio dei futuri trentatre di cristiana memoria. Suonava bene quindi pure il duemilaetre, è proprio una questione di tre. Poi del 1993 ricordo pure i numeri di Game Power con l’annuncio del Project Reality, quindi vabbé aiuta. Ma quel che aiuta di più è la selezione musicale, ricca appena uno zinzino meno di quella del 1991, del tutto paragonabile a quella del 1995.
Ma ora diciamo le cose come stanno: i fantastici anni ’90 sono “i fantastici primi cinque anni ’90”, mica proprio tutti eh. Quindi non crediate che a ogni giro/anno si sia qui a menarsi il torrone, che poi si perde d’impatto e di credibilità, nell’infausto caso ce ne sia mai stata una. Sulla credibilità del 1993 in quanto esponente della Grande Famiglia degli Anni Superbellissimi, invece, non voglio sentir nessuno aprir becco o bocca.
Quando già a gennaio succedono due fatti rilevanti (per quanto inutili) del livello di: viene stampato il primo francobollo dedicato a Elvis e i Cream si riuniscono in occasione del loro “ingresso” nella Rock’n Roll Hall of Fame… dicevo, quando già si parte così, le possibilità che ci sia un sacco di gioia negli undici mesi che rimangono sono tante. E non verranno deluse.

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So Novanta’s: 1992

So Novanta’s: 1992

Novantaduecentodieci: siete tra i miscredenti certi che lo zip di Beverly Hills fosse casuale? Ma ammazzatevi. Era novanta e fatti, novanta e cose, tutto molto novanta. Come Kelly e quel bistecca di Dylan. C’è modo più letale per inzupparsi senza scafandro nel mondo dei ‘90 se non quello di ripercorrere anno per anno tutte le uscite che conta(ro)no nel mondo discogra(n)fico? No. Cliccate qui per trovare le puntate precedenti.

Boyz II Men, Sir Mix-A lot, Kris Kross, Vanessa Williams e TLC: mettete da parte il sacchettone di lacrime e indignazione, la Top 100 di Billboard non ha mai tradito i gusti davvero super popolari/MTV/plastica, anche negli anni buoni. E il 1992, con le cinque prime posizioni occupate dalla gente sopra citata, era stato di sicuro un anno buono. Non buono come il 1991, vabbene, ma d’altronde non è che nel sondaggio si era parlato del 1991 come di anno “irripetibile” così, a cazzo di cane!
Il solo problema di questo benedetto 1992 è che è venuto subito dopo la sbornia. Anche la migliore vittoria per 4 a 0 fuori casa contro l’odiata squadra non ha lo stesso sapore dell’esultanza per il Mondiale vinto pochi mesi prima. Non si discute: la certezza è che, ancora intenti a riprendersi, ci si perdono sfumature o interi capitoli.

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So Novanta’s: 1991

So Novanta’s: 1991

Novantaduecentodieci: siete tra i miscredenti certi che lo zip di Beverly Hills fosse casuale? Ma ammazzatevi. Era novanta e fatti, novanta e cose, tutto molto novanta. Come Kelly e quel bistecca di Dylan. C’è modo più letale per inzupparsi senza scafandro nel mondo dei ‘90 se non quello di ripercorrere anno per anno tutte le uscite che conta(ro)no nel mondo discogra(n)fico? No. Cliccate qui per trovare le puntate precedenti.

Nei miei videogiochi è il 1986, nella mia musica è il 1991: è l’anno di gloria. Quello che scegli se sull’isola deserta ci puoi portare un solo anno, piuttosto che un disco o un libro o un singolo sufflé al formaggio (che tanto va in schifo tempo mezza giornata). Per un qualche strano gioco di congiunzioni astrali, nel 1991 è successo l’irreparabile.
In rigoroso ordine alfabetico è successo che l’Inghilterra trovasse un’altra risposta all’attesa seconda venuta del messia (gli Stone Roses si facevano aspettare dal 1989): con “Leisure” (Blur) trova forma più compiuta, almeno secondo i giornalai, il cosiddetto brit-pop. Con un pop che sarà più marcatamente anni ’90 e con lo stesso tasso di orgoglio brit dei mancuniani di cui sopra. Nel 1991 è successo che i Metallica affrontano la prova del dodici dando alle stampe il quinto album. E’ successo che la gente facesse la coda la sera per entrare nei negozi a mezzanotte. E’ successo che il pubblico si spaccasse in due di fronte all’album eponimo, tutto il resto è storia.

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So Novanta’s: 1990

So Novanta’s: 1990

Novantaduecentodieci: siete tra i miscredenti certi che lo zip di Beverly Hills fosse casuale? Ma ammazzatevi. Era novanta e fatti, novanta e cose, tutto molto novanta. Come Kelly e quel bistecca di Dylan. C’è modo più letale per inzupparsi senza scafandro nel mondo dei ’90 se non quello di ripercorrere anno per anno tutte le uscite che conta(ro)no nel mondo discogra(n)fico? No. C’è modo peggiore per farsi del male di miele? No #2. Buona lettura, buone corde tese!

Qualcuno sostiene che gli anni ’90 non siano cominciati proprio proprio nel gennaio del 1990, né tantomeno che gli ’80 siano finiti il 31 dicembre maledetto da Raf, ed è naturalmente vero. Ma se metti in piedi una collana di post cronologicamente-organizzati, serve che gli anni ’90 siano intesi nel senso più calendarioso possibile. E quindi So Novanta’s si apre con le uscite discografiche del 1990. Che io nel 1990 non compravo ancora poi tutti ‘sti dischi, usando un eufemismo. Qualche cassetta, okei. Qualche copia qua e là, okei. Di certo non della roba che andrò qui sotto tosto a ricordare agli amici a casa o in collegamento in Eurovisione.

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