Nine Inch Nails – Hesitation Marks

Nine Inch Nails – Hesitation Marks

I Nine Inch Nails si sono fermati: cinque anni di assenza dalle scene live e dal mercato discografico. E nessuno se n’è accorto. Non tanto per l’inutilità delle ultime produzioni dell’indefinito collettivo che fa capo a Trent Reznor, dopotutto l’unico, reale, problema di tutto ciò che è venuto dopo Pretty Hate Machine (1989), The Downward Spiral (1994) e The Fragile (1999), be’… è stato solo quello di venire dopo. Dopo tre album splendidi e irripetibili, ognuno a modo suo. With Teeth (2005), Year Zero (2007) e The Slip (2008) si sono guadagnati l’amore dei fan, senza probabilmente riuscire ad allargare significativamente la “base installata” degli stessi. Che poi, diciamocelo, anche chissenefrega.

Continue reading “Nine Inch Nails – Hesitation Marks”

La vita è pellicola

La vita è pellicola

“E di questi dischi / quanti me ne restano ancora?”, uno. Te ne rimaneva uno, Dr. Bianconi, di dischi come quelli. Dove con “quelli” si intendono Sussidiario illustrato della giovinezza (2000) e, appunto, La moda del lento (2003), dalla cui traccia numero nove (Reclame) è tratto il rigo d’apertura.

La moda del lento chiude il primo periodo dei Baustelle, quello che li ha lanciati e li ha visti ancora alla pacata ricerca di uno spazio e di una posizione. Il video di Love affair girava su MTV, ma rispetto all’heavy rotation (o quasi) di La guerra è finita (2005, il singolo che avrebbe lanciato La malavita) su Radio Deejay… be’, era ben altra cosa.

Continue reading “La vita è pellicola”

Placebo: le albe meccaniche di Loud Like Love

loud_like_love_0

Loud Like Love è tra le sorprese che ho preferito in questo 2013 che si avvia, placido e domingo, alla conclusione. Battle for the Sun, del 2009, era una raccolta di pezzi tra il discreto e il poco sopra la sufficienza, con tanto mestiere, ma poco cuore, poca voglia di affondare il colpo. E ovviamente i Placebo non possono permettersi niente di simile, senza la tragedia cantata e trasmessa in note, senza il patimento dell’anima, perdono praticamente di senso. Per fortuna e sfortuna al tempo stesso.

Continue reading “Placebo: le albe meccaniche di Loud Like Love”

ReCoRe: Recupero Concerti Recenti

baustelle_header_carroponte-620x350
Non uno, non tre, ma due concerti tra la fine di agosto e i primi di settembre. Uno diametralmente opposto all’altro, all’angolo destro (anzi, al Forum di Assago) i Nine Inch Nails fresconi di nuovo album, Hesitation Marks, dall’altra parte i toscomilanesi d’adozione Baustelle, che hanno letteralmente incendiato l’angolo dello gnocco fritto alla festa del PD di Sesto San Giovanni. O, come dicono da quelle parti alcune insegne, “Sixth St. John”. Incendiato il settore gnocco fritto, sì, o qualcosa del genere, perché il risultato, il giorno dopo, è stato comune ad almeno due dei partecipanti all’allegra festicciola: un lungo discorrere di santi e digestioni mal riuscite. Ma il concerto… be’ il concerto dapprima non è andato male, quando il gruppetto della spensierata allegrezza ha dedicato tempo e forse qualche base alla messa in scena di un buon numero di pezzi tratti dall’eccellente Fantasma. Certo, averli visti a inizio anno al Teatro degli Arcimboldi, con quell’acustica lì e con quella mega orchestra là, ha un po’ mitigato l’effetto. Però non ci si lamenta, anzi, sempre un gran bel sentire. Molto meglio, però, la seconda parte col recupero di pezzi più o meno storici. E fa nulla se si finisce ancora e sempre con “Charlie Fa Surf” (piuttosto che con l’altrimenti perfetta “Andarsene così”, che in realtà chiude il penultimo encore), perché prima c’è stata roba di qualità inattesa: “La Moda del Lento”, “E.N.” e “La Canzone del Parco” riproposte con arrangiamenti tra il curioso e il sì-grazie-ancora-due-porzioni. Promozione totale.

Continue reading “ReCoRe: Recupero Concerti Recenti”

Blur a Milano, Oasis all’inferno

blur_bg_live_dates_2

Se possibile, le diciotto canzoni che ieri i Blur hanno sparato in faccia al folto ed eccitato pubblico milanese rappresentano la finale e conclamata vittoria della band sui diretti rivali Oasis. Ex diretti rivali. Ex Oasis. Ex battaglia giocata più dalla stampa e dalla connivenza paciosa e divertita di Liam Gallagher, che da altri. E sì, l’argomento è stucchevole oggi anche più di quanto non lo fosse diciotto (!) anni fa, quando si consumò lo scontro più cruento: il lancio in semi contemporanea di “(What’s the Story?) Morning Glory” e “The Great Escape”. Io ero in Sardegna, in vacanza, senza televisione e con un sacco di libri e di Melody Maker e di New Musical Express e qualcos’altro ancora. Oggi, appunto, sono passati quasi vent’anni, gli Oasis manco esistono più e pare quasi ridicolo e crudele riaprire il confronto quando da una parte ci sono i Beady Eye e dall’altra questi splendidi Blur. Ma non sono stato io per primo, a farlo, giuro. Ieri, dopo un po’ di ressa per entrare all’Ippodromo del Galoppo (niente in confronto a quella che avrebbe regolato l’uscita stile tonnara), ci ritroviamo di fronte a un tizio con una maglietta: “Gli Oasis hanno l’AIDS”. Niente che possa ambire al premio fair play 2013, ma l’origine è nota. E poi, quella maglietta, era bianca bianca e con la scritta nera nera, pareva nuova di pacca: le possibilità sono due, o se l’era tenuta sotto naftalina dal 1996 o se l’era regalata apposta per l’occasione. Quindi non faccio inutile caciara, ma cronaca amici. Cronaca!

Continue reading “Blur a Milano, Oasis all’inferno”