GameCrush: storie dall’oltresfiga

Pelo per nerd
Ma come diavolo si fa ad avere il telecomando Wii gommato di rosa, dico io!

FeelinLucky: “Di solito le tue docce durano molto?”
Emilie: “No, ma oggi devo assolutamente radermi le gambe”
FeelinLucky: “Capisco…”
Emilie: “Mi spiace, ho esagerato? Ad alcuni ragazzi dà fastidio leggere certe cose”
FeelinLucky: “Ma no, figurati… :)”
Emilie: “Meglio così!”
FeelinLucky: “Ti… insomma, ti radi anche in mezzo alle gambe?”
Emilie: “;)”

Scambi di simil tenore non sono rari sulle pagine di GameCrush, iniziativa che ama definirsi “the first social gaming site that allows gamers to meet, match and pay to play other gamers”. Non è mica una notizia, perché ne han scritto spesso e volentieri in tanti, da un anno a questa parte. Ovvero da quando GameCrush (arredato di una mezza infornata di improbabili starlettine strappone) ha aperto i battenti. Per intenderci: scambi simili sono pubblicamente condivisi sui profili delle ragazze (alcune) e dei ragazzi (pochini) che danno un senso a GameCrush, senso che si vorrebbe fosse fatto di partite a simil Battaglia Navale, ma che in realtà, com’è giusto che sia, è tutto un doppio senso fatto di periscopi.
Funziona teoricamente così: vai lì e chiacchieri con altri appassionati di videogiochini in Flash (ossimoro), senza doverti nemmeno registrare. Lloro, ovvero quelli che ricevono la tua richiesta di disperata voglia di chiacchiera, non sono utenti alla canna del gas come te, ma stanno lì nel tentativo di tirar su due centesimi. Anzi, 36 centesimi al minuto: tanto costa avviare una sessione di gioco online con quelli che vengono definiti PlayDate. Che, naturalmente, son quasi tutti PlayDate con molto petto e poco periscopio.
Quindi sì, avete capito bene, è desolante voglia di figa (oh là là!) travestita da “social qualcosa”. Che poi oh, anche la voglia di oh là là è social, tutto sommato. Con la differenza che qua nessuno garantisce una webcamera con vista zinne, dato che le PlayDate non sono certo tenute a fare altro che giocare…

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La Gioventù ribelle di Napolitano (morire dentro)

Gatto triste

Giorgio Napolitaner
"Ma... ma che ca... ma checaz..."

AIOMI, l’Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive – Movimento per la Cultura del Videogioco, è lieta di diffondere le immagini che vedono il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano sperimentare il prototipo dell’opera multimediale interattiva Gioventù Ribelle, progetto videoludico annunciato dal gruppo di filiera dei Produttori Italiani di Videogiochi di Assoknowledge (Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici) in occasione dell’omonima iniziativa istituzionale volta a celebrare la ricorrenza dell’Unità d’Italia. In occasione della presentazione della Mostra “Gioventù Ribelle”, svoltasi il 3 novembre 2010 nel Museo Centrale del Risorgimento (Complesso del Vittoriano) a Roma ad opera del Ministro della Gioventù, On. Giorgia Meloni, il Presidente ha infatti incontrato Raoul Carbone, Presidente dei Produttori Italiani di Videogiochi di Assoknowledge – Confindustria, che gli ha illustrato l’opera, e ha toccato con mano il prodotto, navigando della ricostruzione virtuale della Repubblica Romana del 1849.

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La Stampa su Need For Speed Hot Pursuit

Double FacepalmGiornalettismo ahoy! Vestitevi pesante, infilate l’elmetto e gridate forte il testo di “Whipping” (Pearl Jam), che il gioco si fa serio. Oggi la versione online del quotidiano piemontese La Stampa ci offre un’intervista a Henry LaBounta, da anni membro dell’allegro gruppetto di Electronic Arts e “qui” convenuto per dibattere di Need for Speed: Hot Pursuit.
Il pezzo pubblicato da La Stampa Online è in assoluto tra le cose peggiori che, a memoria, mi sia capitato di trovare incastrata tra gli ingranaggi di un server: un’esplosione multicolore di refusi, orrori e la palese dimostrazione che i servizi di traduzione automatica dovrebbero prevedere un pagamento. Così almeno la gente smette di utilizzarli e le porcate se le confeziona da sola.
L’intervista è firmata Alessandra C., con la “C” di Copyright perché farà molto Web 2.1 o qualcosa di simile. Firma conosciuta, peraltro, il che rende semplicemente più divertente il tutto. Perché la domanda vera è: sarà davvero così incapace? O, più probabilmente, avrà fatto fare il lavoretto a un caporedattore a caso di Spaziogames ed Everyeye, ricompensandolo con un avatar personalizzato di Tiramolla? Non indugiamo oltre, però: qui c’è il link all’articolo originale e quello che segue, invece, è l’elenco delle atrocità.

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Fenomeni parastatali: Sega Activator

Sega Activator
Sega Activator: non cercatelo su Google coi filtri disattivati

Sono passati dieci anni è c’è chi ancora si preoccupa di trovare un colpevole. Meglio: sono passati dieci anni e qualcuno, ancora, ha fiele da riversare sul logo di PlayStation 2. Lei, solo lei, sempre lei, nient’altro che lei ha ucciso la Verità fatta console, il verbo sceso dai cieli e fattosi silicio in Giappone per irradiare conoscenza e pace dei sensi: il Dreamcast. Più facile metterla giù così che venire a patti col fatto che l’assassino sia il maggiordomo, quello che è in casa, conosce tutti, è della famiglia. Perché quella povera spiralina arancioblu è stata freddata anzitempo, prima ancora che mettesse i primi dentini. A ucciderla è stata la dura legge del mercato, che a confronto quella del gol degli 883 è robetta da scolarette alle prese con i loro stivalucci taccati di Lelli Kelly (esistono, giuro). Il mercato, ovvero Andy e Timmy e Giulio e Bhertrand e Hans e chiunque nel mondo si fosse rotto da un pezzo di prestar fede a quel nome che, inevitabilmente, in Italia ci si ostinava per decenza a pronunciare malamente: Sega.
Ancora la storia del Saturn? No. Ancora il fattaccio brutto del 32X? No no no. Di nuovo sotto a insultare il Mega CD (“c’era Snatcher!”)? Nonononono… Di fenomeni parastatali pari all’Activator nemmeno Sega ne aveva e ne ha più buttati nei negozi (prima) e allo smaltimento rifiuti industriali tossici (poi).

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Fenomeni Parastatali: Cyberbike

Cyberbike (Big Ben, Wii)
Cyberbike (Big Ben, Wii)

Avete già capito tutto, non fate quella faccia un po’ così, che abbiamo noi che abbiamo visto Ornago (MI). Cyberbike è un videogiochino della Wii, quella della Nintendo che ci giochi con la chitarra e poi il tennis, ma c’è anche il Mario Kart che ti diverti troppo quando vengono i cugini. Grande sciura Antonia (ché sciura Maria è già presa), ma ora fai spazio in salotto che arriva l’accessorio finale. The BombZelDroppen! La bicicyclette solo per il Wii, con il gioco che lo guardi e, sotto sotto (ma anche sopra sopra), ti chiedi esattamente cosa sia successo. E’ successo che Big Ben ha sempre mirato ai picchi della già ultracitata Midas, al massimo. E quindi è successa anche tutta la pozza di bestialità che vedete lì sopra. Un coso anche decente che si muove in un ambiente fatto di disperazione, cozzando contro dei sacchettoni della rumenta dal collo bislungo. Fermate tutto, è fuorigioco.
Seguono: comunicato stampa e immagini esemplificativissime.

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