Sleep tight for me, I’m gone


Di , 19 luglio 2018

Non c’è ancora stato abbastanza tempo per piangere Chris Cornell e, di rimando, i Soundgarden. Ma c’è sempre tempo per godersi un po’ della musica che hanno scritto negli anni, comunque poca. O forse proprio quella giusta, fermandosi prima di un eventuale baratro e blablabla. Per esempio, di quel Down on the Upside che non riuscì a sopravvivere alle aspettative di chi si era iniettato in vena per due anni Superunknown (e provateci voi, a sopravvivere), si deve comunque salvare moltissimo. Era un disco del chissenefrega, del non vi facciamo mica Black Hole Sun parte seconda, del fateci schiantare come piace a noi, della canzone sul cane senza nome, di qualche abbaglio, ma anche di tantissima e potente luce.

La seconda metà, soprattutto, è una tempesta ormonale come manco a quindici anni. Tanto più se dentro hai già installate tutte le periferiche che possono facilmente portare a una sana depressione o un’esaltata trascendenza da capelloni anni ’90 e “non ci ammazzerete mai (anche se buona parte s’è ammazzata da sola)”. Tra le altre oggi mi piace assegnare una stellina adesiva sul naso di Tighter and Tighter, sei minuti di crescendo, di nebbia, di aggressioni improvvise, di infinita eleganza e di innumerevoli suggestioni. Avevano iniziato a farla dal vivo, per la prima volta, nel 2013. Poi vabbè, c’èst la vie.

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