Ho visto delle serie TV


Di , 13 ottobre 2017

Quasi un mese e mezzo fa (il 3 settembre) ho buttato giù lo scheletro di questo post, ovvero (semplicemente) l’elenco delle serie che vedete qua sotto. Mani avanti insomma: potrebbe essere tutto molto più vecchio di quanto già non fosse. Maccomunque… ho visto un po’ di serie nuove, complice il fatto che a fine luglio si è materializzato in salotto un televisore 4K e dopo aver guardato roba di animali della savana su YouTube (e non divertendomi particolarmente, al tempo, con Horizon: Zero Dawn), mi sono affidato ad Amazon Video per esplorare le beltà del pixellaggio Siffredi-style. E poi, non contento, pure a Netflix, riattivando l’abbonamento. Sciambolissima! Cose patrizie! Baia domizia!

The Last Tycoon (Amazon Video)

Con Matt Bomer e soprattutto Frasier (avrà anche un nome, ha dentro delle “g” e almeno una “k”, ma non lo ricordo mai), The Last Tycoon è stata la mia prima scelta. E mi ha soddisfatto, abbastanza. In generale fila via tutto piuttosto bene, seguendo le vicende di (appunto) un tycoon della Hollywood degli anni ’30 che non si dà da fare come un Weinstein grazie al cielo, ma semplicemente vuole portare gli studi per cui lavora a combattere faccia a faccia con MGM e via andando. Interessante, bello da vedere (soprattutto gli esterni) e… e poi però c’è sempre il solito fatto che nella seconda metà si va a parare altrove, allontanandosi dalla materia di partenza perché, suppongo io, “altrimenti la gente si annoia, che del cinema e delle stelle e stelline degli anni ’30 frega niente a nessuno”. A me invece fregava più questo che l’altra roba. Vabbè. Comunque tranquillamente guardabile. Seconda stagione? Non si sa.

Black Mirror 3 (Netflix)

Passiamo a Netflix e alla terza stagione di Black Mirror, santificata o presa a pesci in faccia a seconda della persona a cui si chieda un parere a riguardo. Il trucco? Non chiedere pareri a riguardo. Qualche episodio è meno riuscito, qualcuno svetta sugli altri, ma in generale è sempre un gran bel vedere, un gran bel pensare e un riflettere preoccupato. Mi ha, piuttosto, infastidito la grana presente sull’immagine in alcuni episodi. Che naturalmente avrà avuto il suo senso estetico, ma che non sempre mi è parso funzionasse a dovere (oppure ero solo in droga da “fatemi vedere tutto a giga risoluzione e ultra pulitissimo, ché ho speso i denari!”). Lo rivedrei.

Stranger Things (Netflix)

Sì sì sì, arrivo tardi che più tardi non si può. Ma le cose buone rimangono tali anche a mesi di distanza (oddio, “ad anni di distanza”!) e… e infatti Stranger Things mi è piaciuto tantissimo. Come ogni sano figlio degli anni ’80 e di quel cinema lì avventuroso, tenebroso, semplicioso, indimenticabile. Sono state serate belle piene di unghie morse e di “prossimo episodio”. Non serve parlare bene di Stranger Things oggi, dopo che tutti han già detto che wow. Quindi apposto così.

Tredici (Netflix)

Questione più complessa quella di Tredici, che in Italia hanno trasmesso non ricordo più dove. So solo che a un certo punto la gente parlava della colonna sonora e dopo essermelo visto tutto… perché ne parlava? Qualche bel pezzo qua e là, ma vabbè, niente di che. Per intenderci, trovo la colonna sonora di Big Little Lies anni luce avanti. Torno però alla serie, che è partita malissimo: dopo la prima puntata ero sicuro di non voler andare avanti. Poi, lentamente, ho capito il senso, ho approvato il tono tragico di ogni piccola cosa, che è il senso ultimo dell’intero racconto e non lo squilibrio della caratterizzazione dei personaggi. Affronta in maniera (immagino) piuttosto sincera e credibile una questione tremenda e inconcepibile (il suicidio) e nonostante il protagonista (lui, non lei) mi sia sembrato a lungo l’ingranaggio debole di tutto il meccanismo, consiglio ampiamente la visione.

GLOW (Netflix)

Dopo Tredici mi serviva qualcosa di semplice e rilassante. GLOW non è solo una canzone di quelli lì che un tempo facevano i bei dischi e ora, signora mia, solo merda di vacca. No, GLOW è anche questa serie simpatichina, allegrina, bella da vedere, divertente da seguire e troppo corta. Si concentra su una serie di personaggi femminili e un paio di maschi con o senza baffi e, più che altro, sul tentativo di trascinare il mondo femminile in quello del wrestling professionistico negli anni ’80. Si attende la seconda serie, con tranquillità, senza contare i minuti.

Dear White People (Netflix)

Anche questo mi era partito un po’ così, un po’ troppo tagliato con l’accetta, poi tra una cosa e l’altra me lo sono fatto andar bene. Si parla di quel che accade in un’università degli Stati Uniti, in cui scoppia l’antipatia canaglia tra bianchi e neri. E in cui c’è anche da prendere le parti di questi o di quelli, volendo, dato che dopo qualche battuta iniziale un po’ sempliciotta, riesce comunque a costruire dei personaggi più sfaccettati e interessanti di quanto non fosse lecito attendersi (viste le premesse, appunto). Eccellente la qualità visiva, puntate veloci (25 minuti) e qualche spunto per fingere di interessarsi all’attualità (nostra o altrui che sia).

Ah, e poi sì, ho cominciato Breaking Bad (e ho visto la prima serie in una serata/nottata), ma questa è un’altra storia.

 

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