In riviera con Shinobi e Appleseed


Di , 12 agosto 2017

Ho fatto le scuole dai preti e con “le scuole” intendo tutte le scuole. Da che ho memoria e in particolar modo da che ha senso chiamarle scuole e pure un po’ prima. Asilo, elementari, medie, superiori. Poi mi sono iscritto all’Università Statale de’ Milan e difatti non ho fatto una beneamata mazza. Ma nulla di nulla.

I preti, che peraltro erano pochi e avevano allestito ottime scuole (la mia metà, che ha condiviso parte del curriculum sopra detto, non è d’accordo manco per nulla), non mi hanno poi rovinato più di quanto non abbia fatto il rock’n rock e il mondo dei videogiochi. O le due finali perse con Borussia e Real nel biennio ’97/’98. Anche vero che a quel punto ormai era stato quasi tutto detto e fatto (si era già attorno alla maggiore età). Mi hanno costretto a qualche messa di troppo, a un paio di ritiri spirituali passati in particolar modo a sognare NBA In The Zone per PlayStation (collana “Konami XXL”) ascoltando i Red Hot Chili Peppers e a qualche ora di religione utile per recuperare le ore di sonno spese su Puggsy.

I preti, però, mi hanno anche concesso l’occasione di frequentare la riviera romagnola. Una triplice occasione, dal 1993 al 1995, per tre estati, come mai era successo prima di allora e mai sarebbe risuccesso. Non so se sia materiale di cui andare fieri (non credo, è materiale e basta), ma non ho mai messo piede nel comune di Rimini o Riccione. Nonostante sia cresciuto nei due decenni di massimo splendore dei due epicentri della costa piena di piadine. O almeno mi pare sia così, poi non so, magari arriva Fellini e mi spiega cos’è la vita. Sarebbe anche divertente ma la vedo dura.

I preti mi hanno portato a Cesenatico, assieme ad altre decine di ragazzini e ragazzine molto elegantemente sparati su una corrierona in pieno luglio. Con la loro sana, luminosa, promettente carica di ormoni adolescenziali, decisi a mettere a frutto quelle due settimane (ma erano due settimane, poi?) per conoscere l’altra parte dell’universo. Almeno la parte sopra, checcavolo. Io no. Suppongo di averci sperato, ma in quanto a impegno proprio no, niente da fare. A Cesenatico ci andavo, mi divertivo, ma facevo altre cose. Non solo il solito corso di fotografia in bianco e nero che ti fa sentire davvero molto, molto in gamba. Non solo i tornei sportivi pre-casate di Harry Potter, con i punti da distribuire e quella scoppiettante sensazione di figuraccia imminente (ma erano altre epoche, manco ricordo di essermi mai infastidito: quella vena asociale e snob doveva ancora iniziare a pulsare probabilmente). Non solo tutto questo… Cesenatico era molto altro.

C’era chi ci andava contro voglia o chi si sentiva perso lontano da casa. Io, per un qualche motivo, sono sempre stato estremamente bene in compagnia della mia fantastica persona e con tempi e spazi tutti miei, quindi di fronte a gente grande e grossa ( = di 13/14 anni) che lagrimava malamente pensando alle cotolette di mamma mi facevo prendere tutt’al più da una depressione uguale e contraria. Maccomunque! Cesenatico rivive in me per tanto altro, oltre a quanto già detto. E più precisamente per:

La cassetta con dentro Zooropa uscito da poco. La cassetta col mix dei Cure, conosciuti da poco (su tutte spadroneggiavano The Walk e A Night Like This). Le serate a discutere animatamente con Andrea, mio compagno che passava le ore vicino alla finestra con il Walkman sintonizzato su Albertino e la peggio roba zabaurda degli anni ’90. Oggi voglio bene ad Albertino, allora non troppo. E ancora… il numero di Game Power con “Il Saturn si sistema” in copertina. La recensione di Tekken su Zeta (sì, su Zeta, c’era la recensione mensile del gioco per console). La recensione di Shinobi III per Megadrive sempre su GP. Bubble Bobble Symphony e D&D: Tower of Doom di Capcom in sala giochi, quando ci lasciavano andare. Appleseed in edicola, con delle natiche di una certa importanza e un’atmosfera ancora più esaltante. Pure Super Mario Land sul Game Boy di Stefano, che figatissima spaziante. E MTV che viene trasmessa su Rete A (ho perso l’ordine cronologico di quei fatti, anche pre-MTV Italia, ma dovrei averci preso – parliamo dell’epoca di Davina) e le successive consultazioni telefoniche a riguardo con mio fratello. Anche, infine: il Dream Team (allora era il ’92, che diavolo succede? Ci sono andato ben quattro volte e non tre?! Shellshock!) e le bombe a Milano e Roma. Il cinema del [inserire il nome del giorno giusto, non lo ricordo] con roba tipo Il mucchio selvaggio di Peckinpah o The Running Man di (scopro ora) Glaser.

Insomma, poi non sono più tornato da quelle parti. Poi quando mi è capitato di dirlo in giro sono stato medicato con sorrisi di comprensione e pacche virtuali sulle spalle, ma mica serviva: mi sono divertito a Cesenatico. E le messe, a dirla tutta, manco le ricordo. Le prime immagini di WipEout studiate al microscopio con gli altri su uno dei letti della cameratona, però, sì.

Postilla: visto che mi sto rosolando nel dolore del tempo che fugge tuttavia, chiudiamo con questa che fa male che fa bene che fa male che fa bene.

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