Un Cream Tea dai padri pellegrini

Siamo faticosamente arrivati a Plymouth, ieri pomeriggio, giusto in tempo per un Cream Tea. Quella che Lucia mi ha spiegato essere una tradizione del Devon, ma che all’atto pratico si riduce a una combo di fatti già ampiamente diffusi e sfruttati anche nel resto dell’isolone che ha appena brexitato e pogbackato (dannati!). Trattasi di: tè, scone(s) tiepidini, marmellata e clotted cream, praticamente una mistura di burro, burro, zucchero, burro e burro. Con, poi, dell’altro burro. Insomma, niente di che, se non fosse che in questa occasione ho spezzato un tabù che segnava, nel bene, nel male ma forse più nel medio, le mie abitudini da consumatore semi-seriale di tè: solo col limone, mai con il latte. Direi che scegliere di provare la versione realmente britannica a Plymouth è stata una bella signorata e vi invito a convincermi del contrario. Anzi per sicurezza chiudo i commenti qua sotto. Comunque promossa, va detto.

Non c'entra col Cream Tea: il piccolo Timothy, idolo indiscusso, riesce a scofanarsi 12 pancake.
Non c’entra col Cream Tea: il piccolo Timothy, idolo indiscusso, riesce a scofanarsi 12 pancake.

Ma cosa è successo prima di tutto questo? Molto. Ci siamo spostati da Exeter verso sud, passando attraverso il mega-parco-nazionale-senza-alberi di Dartmoor. Principalmente per respirare dell’aria buona, scoprire come bestemmiano gli inglesi quando ci si ritrova nei viottolini con muri a lato e spazio per un’auto e mezza (ma a doppio senso ovviamente)* e, magari, anche per scovare qualche otterina nell’Otter and Butterflies Sanctuary, o qualcosa di questo tipo qui. Che no, non era dentro Dartmoor o, perlomeno, non dove pensavamo noi (Dartmeet). Abbiamo comunque potuto esaminare da vicino mandrie di gente di molto sovrappeso che parcheggiavano vicino a un torrente e rimanevano a pic-nicheggiare a trentadue centimetri di distanza dalla stradina e dal parcheggio stesso.

Una volta tornati sui nostri passi, ci siamo fatti spiegare da un’amabile signorotta in un negozio, che ci ha giustamente trattato come dei bambini speciali, che il santuario della coccolosità si trovava in realtà ad Ashburton, quindici minuti più in su. Ce l’abbiamo fatta e le due ore seguenti, circa, sono state bruciate a fissare coppie di bestie pelose che facevano le cretine. Qui si continua a preferire la variante marina che butta via le mezze giornate facendosi lo shampoo, ma insomma… sempre roba di altissima qualità (ah, sì, c’erano anche delle bellissime farfalle, etc. etc.).

paprika

Prima di abbandonare Exeter, però, mi sono dedicato alla retrogamingterapia lanciando con sicumera delle banconote in un negozio bello, con prezzi interessanti e giochi di ottimo livello. Chi fosse interessato può approfondire il tutto qui.

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