Inchiodati a Exeter


Di , 10 agosto 2016

Nel fallimento, il successo: ieri avremmo dovuto partire da Exeter, tenendola come base per il ritorno, andando a scoprire i dintorni. Invece non abbiamo acceso l’auto fino all’orario di cena, quando (pagata al parcheggio una somma che farebbe gola alle casse dello stato italiano – non è vero) abbiamo raggiunto la minuscola Topshaw per cercare del porto e del ristorante. Abbiamo trovato due moletti buttati un po’ lì a caso, due ristoranti prenotati fino all’orlo, tre vie in croce completamente deserte e un ultimo pub in cui, per capirci, alla fine sono riusciti pure a dimenticarsi di portare cucchiaini e zucchero assieme al caffè. Il problema è nostro (mio e di Elena principalmente), che insistiamo con questa cosa del caffè, ma anche il resto della cena, insomma, non è stato particolarmente di livello. Doveva succedere, dopo tre giorni di pappe soddisfacenti.

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Non abbiamo preso la macchina, comunque, perché ce ne siamo rimasti proprio a Exeter. Che ci ha vieppiù sorpreso e massaggiato il cuore. Proprio una bellezza, tra il centro antico, con tanto di pub autografato da Sir Francis Drake nel 1500qualcosa, ma anche l’ennesimo ottimo Superdry o un HMV in cui ammirare il cofanetto delle prime due stagioni di Gomorrah. Bella, ma crudele, anche Fare Street, il vialetto dei negozietti coi vezzeggiativi indipendenti, tra cui un promettento Critical Mass, dedicato al retrograming (ma chiuso). E pure 56 parrucchieri e undici “abiti per spose”.

Tra altri tagliato ai capelli e completi per meringhe, ci siamo diretti in pausa pranzo verso la riva del fiume-che-passa-di-qua. Altri ristorantini, tutto un molo con enne “cellar” riadibite a botteghe, noleggio barche, cigni e papere nei prati a fianco, pizza anglo-americana di una discreta eleganza e camminata post pappa fino a quei ponti pedonali là in fondo. Unico problema il vento e il clima da fine settembre, nella migliore delle ipotesi. Per intanto una conferma a molti sospetti: i cigni sono proprio delle facce di merda, va detto. Ne ho visto uno quasi mangiarsi un cagnolino morbidino e innocente.

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Per concludere: grazie al peraltro più che apprezzabile (per pulizia e posizione) City Gate Hotel di Exeter per la sua connessione all’internet degna di quella che aveva in casa mia zia (non l’aveva). Questo ennesimo post andrà di nuovo in onda in forma testuale o, forse, addirittura in mega ritardo. Vorrebbe dire che, dopo il giro nel parco di Dartmoore, siamo arrivati a Plymouth… questa volta con una vera connessione.

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