Hardwired: i Metallica e il piccolo chimico


Di , 19 agosto 2016

La notizia di oggi, se avete finito l’università dieci anni fa e a un certo punto avevate i capelli lunghi o le felpe con le toppe, è che i Metallica hanno buttato fuori un nuovo singolo: Hardwired. A otto anni di distanza da Death Magnetic (2008), ci sarà un doppio album pronto per farsi odiare strapazzare amare dai fan. Il nome dell’album: Hardwired… to Self Destruct. Perché in un’epoca in cui a nessuno frega più nulla dei dischi fatti da X canzoni, meglio che almeno il titolo sia simile o richiami quello del singolo, altrimenti poi fanno casino, scaricano quello della Mannoia e poi chi li sente?

Comunque. Com’è Hardwired dopo un solo ascolto (ma potenziato dalle mie cuffie da passeggio di fiducia)? Meglio di qualsiasi cosa abbia sentito che facesse parte di St. Anger e Death Magnetic, direi. Il che vorrebbe anche dire che uno sgambetto è meglio di un calcio in piena faccia o qualcosa del genere. Però, ecco, dai, non è mica male: la batteria sembra una batteria dei Metallica, in generale il tiro è discreto e addirittura, addirittura, mi avrebbe ricordato alcune cose di And Justice for All… se non fosse stato per la voce.

Non ho seguito i Metallica negli ultimi… vediamo, vent’anni? So che fanno cose, le ascolto una volta, non mi piacciono e passo oltre. Non so, quindi, come sia messo a voce il caro, vecchio, Hetfield. Magari non ne ha più, magari ne ha più di prima. Magari non ne ha mai avuta e nessuno me lo ha reso noto, ma il fatto rimane: la produzione molto precisina e tutt’altro che “calda” del pezzo diventa quasi fastidiosa se ci si sofferma su Hetfield. Lo vedi teoricamente urlare nel video di Hardwired, ma quella che senti è una voce tutto sommato controllata, statica, un po’ gelida e gestita con la bilancina. Non proprio quanto di meglio per un pezzo così pestato. Quasi che, e qui si va in zona Giacobbo, fosse stata concepita ed elaborata per larghi tratti con quei misteriosi software che usano i produttori giovani che ne sanno. Ma non vogliamo nemmeno ipotizzare questa cosa, dai.

Tolto questo (che non è poco), rimane una canzone a tratti godibile e che mi vien quasi voglia di mettere sulle casse grosse di casa (le avessi) appena tornato. E nemmeno questo è poco.

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