Bournemouth + Brighton + Hastings


Di , 13 agosto 2016

Cari amici abbonati, lo so: due lunghi giorni senza aggiornamenti non corrispondono al servizio per cui avete pagato. Va comunque tenuto in conto come 1) noi non si abbia voluto mettervi le mani in tasca attraverso una bolletta dell’elettricità, 2) tra giugno 2015 e agosto 2016 si erano succeduti dodici, abissali, mesi di silenzio. Quindi, insomma, possiamo tutti e cinque dimenticarci di questi brutti fatti delle ultime 48 ore. Così come, personalmente, mi sto impegnando per evitare una tirata classista nel bel mezzo del tragitto che dall’aereoporto di Gatwick (dove abbiamo riconsegnato l’auto a noleggio), ci porterà a Londra St. Pancras. Un treno che, in maniera sofisticata e simile a quella del film fanta-futuristico di pochi anni fa, mette assieme tutto il peggio che il genere umano possa partorire, letteralmente. Vale a dire: un bambino di 4/5 anni che urla come Er Latrina, capo autoproclamato della curva sud giallorossa e la madre, intenta a gestire un neonato bello, delicato, angelico. Oppure ripugnante. Ecco, credo quest’ultima, effettivamente.

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Ma! Ma detto tutto questo, procediamo comunque belli spediti verso l’ultimo giorno da viversi al 100% nella perfida Albione. A Londra, come avrete intuito. Cos’è successo negli ultimi due giorni? Grandi cose. Grandi, grandi, grandi cose, ma anche qualche delusione. Da Plymouth ci siamo spostati a Bournemouth, impiegandoci buona parte del giovedì e ritrovandoci in mezzo a una cittadina al cui confronto la movida di Lonate Comasco pare Ibiza.

Un attimo, il piccolo Riccardino Fuffolo inglese della sud romanista sta provando a farsi esplodere un polmone. Incredibile come la madre continui, evidentemente, ad aderire alla fallimentare filosofia educativa che non prevede il sezionamento del setto nasale con un movimento preciso à la Bruce Willis. Un peccatissimo.

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Torniamo a noi: Bournemouth, con le sue grandi spiagge deserte e il pier da mare d’inverno, ci ha comunque riservato un’ottima cena tailandese, quindi alla fine saldo positivo, dai. O almeno facciamo finta dì. Molto meglio Brighton, verso cui abbiamo puntato la nostra (loro) potente Renault il giorno successivo. Ecco, un bello spettacolo: Santa Monica incrociata a Riccione, ma comunque con un bel tocco d’inglese. Qui il pier era abnorme, per quanto ricoperto di malinconia e slot machine. Le spiagge non erano più deserte, ma complice una bandiera rossa, delle centinaia e centinaia di persone sparpagliate sulla battigia sassolosa, solo cinque erano in acqua (5). Si teme che almeno una fosse a mollo, non per sua scelta, da sei/sette ore, evidentemente priva di vita.

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Comunque bello tutto, dal midollo dedicato allo shopping e ai ristoranti italiani, ma anche all’eccellente Burger Brothers che ci ha ospitato a pranzo, fino all’enorme lungomare, ai tanti giardini e al Brighton Dome un po’ Strider (sovietico, ecco). Verso il tardo pomeriggio ci siamo rimessi in marcia attraccando ad Hastings, semplicemente perché a Brighton non era possibile dormire senza farsi sottrarre organi. Che dire di Hastings? C’era il water giapponese che ha rimesso al mondo il Mottura e un ristorante messicano un po’ meh. Ma sempre meglio di Plymouth e Bournemouth, in effetti.

Ora via, verso l’ultima fase di shipping. E di MA. E di MagicaLazio, forse.

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