PlayStation World e l’arte del Garatsu

PlayStation World
PlayStation World, poi conosciuto come PSW. O anche "sconosciuto come"

Serve un po’ d’inquadramento storico: l’anno è il 1999 e gli archivi storici parlano di un’epoca d’oro per il mondo PlayStation. La prima console a marchio Sony ha venduto qualcosa come due gozzillioni di unità nel nostro Bel Paese, rendendo lo stivale un mercato di primaria importanza, all’interno della comunità europea. Rendendo, oltretutto, i marciapiedi quasi del tutto impraticabili, oberati com’erano di lenzuoloni stesi e coperti di giochi piratissimi venduti da senegalesi, napoletani e bergamaschi. Insomma, tutti.
Tanto erano maculati di “Pokémon 5” (sì, certo, in formato Psx) i passaggi di cui sopra, quanto tappezzate erano le edicole di riviste dedicate al mondo PlayStation. La mia memoria ricorda di un momento, probabilmente proprio in quel 1999, in cui le pubblicazioni arrivarono a qualcosa tipo 28. Ventotto diverse riviste, solitamente di mediocrissima fattura, lanciate nelle fauci di bambini, ragazzotti, omini e qualche mamma. Quindi, tenendo bene a mente questo, viene facile capire come e perché qualcuno abbia alzato il telefono e abbia proposto al sottoscritto e, di riflesso, alla nascitura GamesIdea la realizzazione di un altro mensile. Nasce, così, PlayStation World.

In realtà la fase di “assemblaggio” dell’idea PlayStation World è piuttosto interessante. Attenzione: interessante solo per chi, all’epoca, non bazzicava il settore, altrimenti è tutto già visto, tutto già sentito. Comunque sia, mi riferisco proprio a quel primo gruppo (quelli che non sanno/non c’erano) quando sottolineo che delle ventotto riviste citate in precedenza, buona parte erano strutturate in modo da offrire soluzioni e trucchi in ampia quantità. Perché la gente comprava i giochi (vedi sopra per le modalità di acquisto degli stessi) e poi magari voleva anche finirseli. C’era un solo problema: per chi, come il sottoscritto, già faceva e voleva continuare a fare quel lavoro e soprattutto era convinto di essere all’incirca ‘StoCazzo (pardon, ma è una categoria utile), ridursi a mettere assieme un centinaio di pagine di “soluzioni&trucchi” rappresentava uno smacco e un’ignominia. E allora ecco che sui newsgroup e nei nascenti forum si andava, appena possibile, a difendere a spada tratta il proprio lavoro agli occhi dei lettori “che ne sapevano”, dicendo che no, figurarsi, non è una rivista di soluzioni!
Poi, invece, per buona parte lo era. Lo era anche PlayStation World, perché l’editore aveva chiaramente voluto un’impostazione di quel tipo e aveva ceduto solo in parte alle pressioni esercitate dai due “coordinatori redazionali” (chi scrive e Scamu Bello) che tentavano di evangelizzarlo sulla necessità di corredare le soluzioni anche di una parte di attualità, leggasi notizie, recensioni, anteprime e roba di quella risma. Risultato: mezza rivista “normale” e metà con soluzioni & trucchi. Poi, con gli anni, maturerò la convinzione che quanto di meglio possa fare una rivista è fornire immediatamente al lettore quello che vuole. Mica quello che vuoi tu. Ma questo è un altro discorso.

Vale la pena, però, rivangare velocemente e con la classica nostalgia canaglia le fasi che portarono alla definizione dell’esistenza di PlayStation World. Ovvero: io, che ero nella fase calda del quinto anno di liceo scientifico (con maturità alle porte e voti che facevano gridare allo scandalo) e Scamu seduti in Piazza Duca d’Aosta (MI), sotto un bel sole primaverile, che decidiamo quanto chiedere di borderò* prima dell’incontro con l’editore. Una roba tipo: “okei, per noi chiediamo tot a testa, per chi scrive tot a pagina, per chi impagina quest’altro e… e okei, con questa cifra dovremmo esserci”. Segue viaggio in quel di Buccinasco, dove l’editore aveva il suo bel maneggio la sua bella sede, con incontro che, alla fase “discutiamo di soldi” si risolve così: tizio – “quanto volete per farla?”, noi – “be’, XX andrebbero bene”, tizio – “perfetto”, noi con lo sguardo del “porca eva, si poteva chiedere il triplo”. Errori di gioventù. Eppure avremmo dovuto saperlo che chi di solito pubblica roba porno (questo era il caso), di soldi ne ha…

PlayStation World
Le foto brutte col cellulare, un grande ritorno

Vabbé, sta di fatto che, giusto in tempo per l’ultima settimana di scuola, PlayStation World è nelle edicole. In quel momento storico si stava consumando la dipartita dallo Studio Vit, per il sottoscritto, perché di riviste dedicate alle console (o almeno a PlayStation) avevano deciso di non farne, o perlomeno non era successo, e di scrivere su Zeta mi ero un po’ fracassato. L’arrivo di PlayStation World sancirà una sorta di cacciata dal paradiso con tanto di disonore che personalmente ho avvertito solo dopo del tempo, dato che nessuno si era preso la briga di farmelo sapere. Ma anche questa è un’altra storia.
La storia principale, invece, è quella di PlayStation World. Che esiste(va) perché esiste(va) Console Keeper e quindi dentro ci finiscono un po’ tutti. Rigirare ora le pagine del primo numero vuol dire farsi l’ennesimo bagno di “ma te lo ricordi?”, condito da qualche “pensa te!”. Sta di fatto che è sulle pagine di questo primo numero che debutta gente del calibro di Andrea “giopep” Maderna, di Gianluca “Ualone” Loggia, di Alessandro “Azzy” Martini e via di questo passo. Sta anche di fatto che tra tante riviste cialtrose, solo una (credo) è riuscita a pubblicare una soluzione pressoché inventata, senza farsi beccare: per informazioni si può chiedere al Ualone lì in alto.
PlayStation World avrà vita breve, ma poteva andare anche peggio: 13 numeri, tutti con decenti risultati al botteghino (no, non si parla delle centomila copie di Ufficiale PlayStation Magazine, grazie), che verranno interrotti per sopraggiunti problemi (di natura altra rispetto a PlayStation World) dell’editore.

A rileggerla ora c’è un po’ di che turarsi il naso, ma era davvero un’altra epoca, era davvero un altro tipo di esperienza e tutto sommato rispetto a tantissima roba che finiva nelle case, nelle cartelle e infine attorno al pesce di tanta gente, PlayStation World non era affatto male. Sempre al netto di quello che “doveva” essere, sia chiaro.
Tra i bei ricordi, oltretutto, infilo anche quello della concezione della grafica della rivista. Che non era esattamente una roba da EDGE, ma… ehi, l’ho pensata e disegnata sui libri di scuola durante le ore di fisica (quella noiosa, non quella bella ed educativa). Ah! Che tempi, che memorie, quanta approssimazione! E dire che nel primo conto avevamo anche chiesto dei dindi extra per spese strutturali quali un masterizzatore Plextor 8x per il sottoscritto (ai tempi voleva dire tipo un milione e rotti di lire) e una scheda d’acquisizione Maxtor con scatolotto esterno. E potersi grabbare le immagini da soli era roba di lusso, che interessava a non molte delle altre 28 riviste ormai pluri-citate.

E poi c’era il Garatsu, questa disciplina.

P.S. se qualcuno tra quelli che frequentano questo blog ha letto PlayStation World, lo faccia sapere, che così mi si scalda il cuore.

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21 commenti su “PlayStation World e l’arte del Garatsu

  1. Io un paio di numeri ce li ho ancora. Nello scatolone con le riviste pleistescio altre. Assieme alla roba Comic Art, Star Comics, Panini (!), a PlayStation Power, a La Mia PlayStation su cui una volta ho scritto due robe, eccetera, eccetera. Uno scatolone che più che uno scatolone è una time capsule.

  2. Ne ho una copia,penso quella con la recensione di tomb raider 4, non era male e c’erano un bel pò di contenuti, i codici erano solo in fondo.

  3. Jog-con? Tu veramente hai consigliato ad altri esseri viventi un Jog-Con?

    Avevo cotale rivista. Rollcage, bei tempi. Videoludicamente parlando e’ stata l’estate piu’ esaltante degli anni ’90 (SFA3, RRT4… e basta).

      1. Compravi? Erano altri tempi.
        SFA3 preordinato da un tamarro col bùster e il masterizzatore. Esatto: preordinato la copia masterizzata, cosi’ andava l’economia milanese (MI)
        RRt4 chiesto in prestito e restituito un anno dopo (MI), quando ho rinunciato a prendere tutte le 320 fottutissime auto per avere quella di Pac-Man (un minuto di silenzio, please).

        Spazzatura? Se intendo SFA3 e RRt4 sei evidentemente un nintendaro. Se intendi la rivista su cui tu scrivevi, per adolescenti con turbe da piesseics una rivista cosi’ era Dio, dove “cosi'” vuole dire “c’era scritto qualcosa tipo Playstation, il resto chissene”.

          1. Ah, ecco, sara’ monnezza ma era nu’ piezz’e’core, uaglio’.
            Ma soprattutto: in base a cosa hai mollato un voto cosi’ basso alla conversione meglio riuscita degli ultimi 2000 anni? Tze’.

  4. Ho sempre odiato le riviste di “trucchi e soluzioni”. Che gioia che quell’epoca sia finita. Spero che il tempo si porti via anche i milioni di siti web di «notizie» videoludiche realizzati da ragazzini delle scuole medie schiavizzati.

  5. avevo esattemente il primo numero, così come avevo qualche numero di altre riviste sui vg varie. e nemmeno la avevo, la playstation. compravo le riviste così, per leggere qualcosa su un passatempo che mi intrigava ma non potevo coltivare. chissà se c’è ancora in qualche scatolone su in soffitta a casa dei miei…

    1. E conosci anche le altre dodici mi sa (o 13?).
      Per gli astanti: il Giancarlo mi è stato il grafico di PlayStation World dall’inizio alla fine (e non solo di PSW, ma di quello si parla).

  6. Ho comprato PSW attratto da Reiko Nagase e l’ho conservato fino al 2011 quando un’alluvione ha fatto fuori gran parte della mia prestigiosa collezione di riviste. (Non frequento il blog ma volevo dirlo)

  7. Non solo acquistavo la rivista (credo di avere tutti i numeri da qualche parte), ma fui anche vincitore – non ricordo se da solo o insieme ad altri – di un concorso che metteva in palio una copia di Tomb Raider: The Last Revelation. E’ tuttora l’unica cosa che io abbia mai vinto in vita mia.
    Bei ricordi…