Uncharted 2: la vittoria di Hollywood

Salta e corri, amico Drake!

Circa un anno e mezzo fa su Wii veniva pubblicato, al termine di una gestione più che problematica, Disaster: Day of Crysis. Tanti sono i dubbi della stessa etichetta giapponese, che il gioco non verrà mai distribuito negli Stati Uniti. Eppure è un buon tentativo e un’avventura esplosiva capace di accalappiare il giocatore di fronte allo schermo per quelle poche ore necessarie e scaraventarlo da uno tsunami a un terremoto a un’eruzione vulcanica. Nonostante Disaster: Day of Crysis provasse in tutti i modi a fallire, non ce la faceva: era comunque divertente e ben ritmato.
Uncharted 2: Il covo dei ladri ha più di un punto in comune con l’assai meno blasonato titolo di Monolith citato più sopra. Nel 2009 Naughty Dog si è portata a casa all’incirca tutti i premi che era concepibile portare a casa, grazie alle faccende da Indiana Jones di Sir Nathan Drake. Il che  ci dice almeno una cosa: Hollywood ha vinto su Silicon Valley e sul Giappone. Uncharted 2 viene esaltato e innalzato agli onori della critica e della cronaca perché è un bel viaggio pieno di gente che parla e lo fa bene, pieno di cose che esplodono ed esplodono bene, di catttivi che fanno i cattivissimi e di scenografie a tratti davvero capaci di togliere il fiato (be’, oddio, si fa per dire).


C'è del freddo in freddolandia

Ma il gioco? Il gioco, la struttura e come viene declinata e/o rifinita nelle varie possibilità lasciate e richieste al giocatore, non è nulla per cui valga la pena gridare al miracolo. Anche Uncharted 2 prova a sbagliare e a fallire, ma non ci riesce. A differenza di Disaster, però, può contare su di un nocciolo di sicuro più coriaceo, ma anche su di un ritmo assai meno convincente.
Quel che si fa, essenzialmente, in Uncharted 2 è sparare e saltellare e sparare e risaltellare ancora per un po’. Ma soprattutto si spara. Certo, ogni tanto si saltella, già detto? Di sbavature il gioco di Naughty Dog è però più che ricolmo, tanto da spingersi a chiedersi, perlomeno nella prima metà della vicenda, da dove arrvasse e perché tutto il clamore che lo ha accompagnato. Per essere una sorta di novello Tomb Raider quando si parla di esplorazione, Uncharted 2 si dimostra abile nel raccoglierne lo scettro. Nel senso che anche in questo caso le animazioni e le interazoni con l’ambiente sono tutte migliorabili: le volte in cui Drake si incastra, salta verso un suicidio sicuro invece di appendersi o rotola goffamente piuttosto che nascondersi dietro un riparo si contano nel portafagioli della Carrà. Sopra il milione e mezzo.
Altrettanto orba è la “leggibilità” dei livelli, che per buona parte del gioco può chiedere di affrontare un salto o una scalata sfruttando elementi della scenografia che fino a quel momento sono stati “proibiti” a Drake, resi utili in quel caso solo dalla scelta degli sviluppatori. Ovvio che chi ha il pad tra le mani si trovi spiazzato e si senta anche un bel po’ idiota. Girare e rigirare le “regole” non scritte a proprio piacimento è sempre una sconfitta per chi firma i riconoscimenti.

Budda budda budda maometto

Non va meglio con il senso di progressione. Uncharted 2 mostra quasi tutto quello che ha da mostrare, in quanto a struttura di gioco o risorse a disposizione del suo eroe, praticamente fin da subito. Non c’è possibilità di potenziare le armi o costruirsi e gestirsi un proprio arsenale (à la Resident Evil 4, per intenderci). I vari mitra, fucili e pistole vengono messi a disposizione quasi in ogni loro forma fin dalle prime ore di saltellamenti&sparamenti. Le stesse capacità di Drake non subiscono mutazioni e così l’encefalogramma di Uncharted 2 è una linea retta che esplode verso l’alto o, in pochi e rari casi, si inabissa uno zinzino, ma rimane sempre ancorata al suo punto di partenza.
Lo stesso fatto che Uncharted 2 non imponga nuove regole, nuove scelte per così dire “personali”, alla ricetta di gioco, lo rende poi meno interessante. Perché si ha meno di “nuovo” da scoprire, capire e fare proprio. Ma figurarsi, è un delitto di cui si macchia quotidianamente la stragrande maggioranza dei videogiochi, non è certo giusto punire solo Drake.
Quel che è punibile è però il distacco che si crea quando si assiste all’ennesima scena animata ad alto tasso di bum bum sbadabam e graziata da una doppiaggio che non teme eguali nel suo campo e… e quando si torna a muovere l’omino protagonista. Già, si parla ancora di animazioni, così tipicamente “da videogioco” che lo scollamento è a tratti quasi urtante.

Il treno: mezz'ora di dramma sferragliante

Epperò tutto questo non riesce a rendere comunque meno godibile il gioco. Anche se dura troppo, perché dura indecentemente troppo Uncharted 2. Continua a buttare lì inseguimenti e sparatorie senza mai variare davvero la formula, giusto per sommare ore sul cronometro ideale del giocatore e potersi fregiare di parziali più alti alla voce “longevità”. Che però, come detto altre volte, è una voce idiota. Quella più utile parla di “ritmo”, che in Uncharted 2 può anche finire sottozero (la sezione sul treno è una palla clamorosa, dura dieci volte tanto quel che dovrebbe per risultare intrigante), ma può anche schizzare alle stelle (soprattutto la parte finale).
Uncharted 2 riesce comunque a vincere primo perché è spettacolare e quindi sei lì che ti godi quel che si vede e che succede e che va in frantumi e ciao, come al cinema. Poi perché sparare è un bel sparare: una volta prese le misure e capito come sfruttare al meglio i ripari e le possibilità fornite a Drake, si rischia anche di trovare davvero galvanizzanti le ottomila scene a base di piombo ululante. Anche perché generalmente il design delle mappe attraverso cui prendono vita è di buon livello, con punte sull’ottimo: ci sono sentieri per sbucare di nascosto e spezzare colli, punti in cui nascondersi, roba da frantumare e teschi da cecchinare con gusto.
Nel mentre si stringe (o si rinsalda) conoscenza con il nugolo di protagonisti, che hanno tutti la loro bella etichetta da macchietta, ma che poco per volta scopri essere caratterizzati meglio di buona parte dei colleghi. Sono gli scambi di battute tra una liana afferrata al volo e un ruzzolone giù da un masso, ma anche i tradimenti in una sceneggiatura illuminata come quella di “Indiana Jones 4” a rendere palpitanti questi bei caratteristi poligonali.
Allora va bene anche così, quando finalmente (finalmente!) si arriva a gustarsi l’ultima porzione di avventura, si ha la sensazione di essersi sbucciati le ginocchia e strappato la maglietta almeno in tre punti. Con un po’ di sudore è più facile dimenticarsi della diffusa mediocrità di tante scelte di Naughty Dog, D’altronde questa sera avevo voglia di un film scemo con le esplosioni, niente di più. Grazie Hollywood.

Uncharted 2: Il covo dei ladri

(PlayStation 3)

Uncharted 2: Il covo dei ladriSviluppatore: Naughty Dog
Editore: Sony Computer Entertainment
Zavalutazione: ♥♥♥♥

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