Arcadia: Ghosts’n Goblins

Ghosts'n Goblins

Chiunque ha un Bar Simpaty. In un qualche punto di qualsiasi paesino sperduto, come di metropoli d’asfalto, c’è il bancone provvisorio e il senso di smarrimento da cialtroneria sfaccendata tipico di un Bar Simpaty. Da qualche parte si raddoppia anche col Roxy Bar o il Bar Caffé Guarany, il primo è naturalmente la prova provata della mediocrità della media dell’essere umano. Il secondo solo un appisolante conformarsi addosso al proprio caffettaro, quello che riempie la macchina di chicchi tostati.
Nel mio Bar Simpaty c’era Ghosts’n Goblins, il che vale già un bel pezzo di simpatia. Anche se voci brutte si rincorrevano: “una volta l’hanno chiuso per la droga”, “pare che lì ci sia la gente che si tira le bastonate in mezzo agli occhi e poi fa tre passi e muore”. Insomma, uno di quei bar che alle mamme non piace. Ma Ghosts’n Goblins è del 1985 e io a cinque anni ero, fortunatamente, in tutto e per tutto sotto la tutela della mamma. Che quindi, forse, faceva meglio a non sapere che ogni tanto si andava pure al Bar Simpaty in Via Leopardi, naturalmente a Vimodrone. Insomma, “alle case rosse”. Mica per rigurgiti anticomunisti, ma proprio perché erano rosse.


ghosts and goblins flyerOggi “alle case rosse” non c’è più quel bel filare di alberoni che garantiva dell’ombra quando si usciva dalla gelateria. A dirla tutta non c’è nemmeno più la gelateria, sostituita da un negozio di fiori o qualcosa di simile. E non c’è nemmeno il super mercatino tanto comodo, reso cenere dalla grande distribuzione e sostituito da chi si occupa proprio di quanti sono tornati cenere: insomma, pompe funebri. Comode anche quelle, perché a un tiro di Zelda-boomerang dalle case rosse c’è l’Eca. Che non ho mai saputo come si scrivesse, ma era ed è, comunque, una casa di riposo. Insomma, un ospizio. Fai due calcoli e capisci che aprire lì davanti un coso che vende bare ha un suo senso.
L’Eca era anche una delle scusanti per spupazzarsi qualche partita extra a Ghosts’n Goblins ai tempi. Oltre alle discese in bici quotidiante, infatti, c’erano anche quelle tardo-pomeridiano-invernali dedicate teoricamente alla messa. Eh sì, si poteva anche andare all’Eca a messa. In quel caso si poteva entrare un po’ tardi e uscire un po’ presto (dalla cappella, s’intende), così da poter scialacquare un po’ di monete extra. Allora come oggi, Ghosts’n Goblins era un gioco di un fastidio e di una cattiveria immane, ma dal fascino quasi mistico. Da dove nascesse la presa ammaliante è sinceramente difficile capirlo: colpa delle mutande col cuore? Colpa degli zombie che son sempre zombie e quindi ci piacciono? Colpa dell’armatura che fa figo? Colpa del fatto che, proprio per la sua natura di gioco-da-calci-sugli-zigomi rendeva chiunque lo giocasse un temerario voglioso di sfidare la sorte e le future pernacchie di chi assisteva?
Quel che conta è che Ghosts’n Goblins è lì, in quel baretto inutile, in un punto anonimo, dietro l’angolo di una farmacia insulsa, in una via autunnale come tutte le cose migliori che l’autunno si porta dietro. Tra cui la malinconia canaglia.

GNG cabinetLa scheda come i siti in gamba:
Nome: Ghosts’n Goblins
Etichetta: Capcom
Anno: 1985
Sistema di controllo: joystick + 2 pulsanti (internazionale), trackball + 2 pulsanti (Giappone)
Anche disponibile per: qualsiasi roba che facesse anche solo toast e pizzette

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9 commenti su “Arcadia: Ghosts’n Goblins

  1. Bravissimo, aspettavo proprio te. Però per un altra cosa, il New Zealand Story nel baretto dove andavate in vacanza voi in inverno (era San Simone?). Comunque: non ricordo il bar Cagnazzi, era quello con Tiger-Heli, il gioco degli elicotteri? Uboli… minchia, mi è venuto in mente il nome e la faccia ora, che botta. :D

  2. zzavettoni :
    Bravissimo, aspettavo proprio te. Però per un altra cosa, il New Zealand Story nel baretto dove andavate in vacanza voi in inverno (era San Simone?). Comunque: non ricordo il bar Cagnazzi, era quello con Tiger-Heli, il gioco degli elicotteri? Uboli… minchia, mi è venuto in mente il nome e la faccia ora, che botta. :D

    Il bar Cagnazzi era nella via del “perissinotto” in fondo, praticamente davanti a casa mia (ex, ormai sono di Sesto) e aveva Ghost’n’Goblins! New Zealand me lo ricordo al bar Rita, da me a Piazzatorre c’erano ben due sale giochi!!! A San Simone agli impianti c’erano circa 10 cassoni, ma ho dimenticato cosa contenevano, non fa parte dei miei ricordi ricordabili.
    E per essere precisi all’eca la messa la facevano PIU PRESTO, così magar dico magari nn si bigiava ma si aveva più tempo per i games. Uff..potrei parlarne per ore di ste cose, ma poi scende la lacrimuccia

  3. zzavettoni :
    Bah cosa? Eh? Oh! Eh?

    Ci ho giocato un pomeriggio, in fuga da un matrimonio (non il mio, avevo 7 anni). Insomma, sara’ un classico, ma mi sta sul culo. Come tutti i coin-op che non ho mai finito nonostante un campionario di bestemmie ragguardevole.

  4. Ma che figo sto blog a tema coin-op. Il mio bar Simpaty è stato per secoli il bar Loreto, all’inizio di viale Monza, angolo con Centrufficio (a sua volta chiusa un paio d’anni fa, credo). Il bar c’è ancora ma ha cambiato gestione diverse volte. Quando andavo io e i miei amici (ragazzini mezzi disagiati di viale Monza) era di una famiglia storica della zona che l’ha gestito per vent’anni. Due coin-op e un flipper. Ci ho consumato l’infanzia e l’adolescenza. Da Outrun (a memoria, il coin-op da bar più “vecchio” che ricordo) fino a Street Fighter, quello con Blanka, Zangief e Dhalsim (a memoria, l’ultimo coin-op da bar a cui ho giocato). In mezzo, gli anni più belli della mia vita…………

    1. Pessimo, mi ero perso questi commenti ricolmi di sentimenti struggenti. Grazie per la testimonianza, è sempre bello ritrovarsi tra relitti con infanzie e adolescenze piene di coin-op. :)