Tales of Monkey Island: the Launch of…

Tales of Monkey Island: the Launch of the Screaming Narwhal.
Tales of Monkey Island: the Launch of the Screaming Narwhal.

Con Tales of Monkey Island è cambiato tutto, almeno per TellTale. Gli autori del rinnovamento a episodi delle avventure grafiche hanno tra le mani la grande occasione, lasciarsela sfuggire sarebbe come condannarsi al proprio presente: che è fatto di collaborazioni, di nomi interessanti, ma anche di una certa volatilità nel gotha dei videogiochi, dei videogiocatori e dei videogioc… autori… mmm, lasciamo perdere. Il fatto è che fino a oggi TellTale ha vissuto tra la sufficienza piena e il discreto senza tante lodi: incapaci di puntare alla luna, aiutati e condannati al tempo stesso dalla loro formula episodica che, se da un lato aiuta a vendere qualcosa che il mercato non cercava da tempo (le avventure grafiche ovviamente), dall’altra ne ha ridotto il potenziale impatto, tramutando ogni capitolo di ogni serie in qualcosa di carino, divertente e nulla più. Passati i tempi in cui Gilbert, Williams e gli altri tenevano in mano una buona fetta di appassionati, con lunghe, divertite, appassionanti e significative avventure raccontate e giocate, ci sono voluti dieci anni circa per approdare a questa nuova dimensione ridotta della faccenda.


talesofmi_guybrush_concept_crTales of Monkey Island cambia in buona parte la questione, applicando la struttura episodica al modello commerciale, più che a quello di game design. Perché Tales of Monkey Island è un gioco venduto in cinque momenti differenti. Si paga subito tutto, ma si scarica e gioca un po’ alla volta, un capitolo al mese e non un episodio al mese. Uno spezzone di un’unica, grande, vicenda che quindi si prefigge uno scopo e un respiro decisamente più ampio rispetto ai vari Sam & Max, Bone, Strong Bad o Wallace & Gromit. Meglio così? Meglio così, perché The Launch of the Screaming Narwhal (prima puntata già disponibile) mette in gioco più carattere e più mezzi di quanto non si sia intravisto finora nel gruppetto di (anche) transfughi di LucasFilm (e non LucasArts, volendo fare i romantici).
Una manciata di ore, nemmeno troppe, per fare i conti con il ritorno di Guybrush Threepwood e fare i conti con il passato. La stessa manciata di ore che trascina l’eroe da un punto all’altro di Flotsom Island, alle prese con una manciata di puzzle, altrettanti dialoghi e il necessario cliffhanger per il capitolo che arriverà a inizio agosto. Il dubbio di ritrovarsi tra le mani un tributo incapace di muoversi con le proprie zampe da scimmia e invece intento a citarsi addosso senza ritegno è fortunatamente fugato. Perché i richiami ci sono, ma sono limitati. Le comparsate di personaggi che hanno fatto la storia dei primi Monkey Island non mancano, ma sono in effetti funzionali alla storia e non un poco onorevole chinare il capo verso il passato. Di The Launch of the Screaming Narwhal colpisce proprio il punto cardine di un’avventura grafica, la qualità degli enigmi. Decisamente al di sopra della media TellTales, riescono a districarsi tra l’ingegnoso e il francamente assurdo (raramente, per fortuna), cosa che peraltro ha spesso contraddistinto i primi due capitoli di Monkey Island (sugli altri non mi pronuncio, li ho toccati da lontano e senza crederci).

Vood Lady, la svolta qualitativa del primo capitolo.
Vood Lady, la svolta qualitativa del primo capitolo.

Promossi anche i dialoghi, di sicuro meno leggendari e non all’altezza delle migliori cose del fu Ron Gilbert, ma nemmeno dozzinali o forzati come invece sarebbe stato lecito immaginare alla vigilia. Altro discorso per la caratterizzazione: se Guybrush è un buon Guybrush (e così Elaine), non tutto va per il meglio con qualche figura in secondo piano, peraltro non sempre animata con tutti i crismi e con un certo amore per il riutilizzo di qualche routine (lo schiocco delle dita) già vista su di un altro personaggio.
Lodi anche per la realizzazione grafica, ampiamente al di sopra della solita, ultra citata, “media TellTale”: pochi interni, ma quando ci sono sono splendidi. Discreti molti degli esterni, con punte di eccellenza. Discorso simile per la colonna sonora, che però lavora con scioltezza perché aiutata da un tema dell’antico Monkey Island, e quindi sono più o meno buoni tutti così…
La sensazione è che comunque TellTale sia conscia della carta che ha avuto l’onore di giocare. I riconoscimenti finali elencano qualcosa come una sessantina di nomi, non è roba da poco. La scelta di non proporre ai fan cinque episodi minuti e, magari, “carini”, ma un’unica avventura che si apre peraltro con un buon ritmo (ma senza alcun momento epico, quasi a volersi muovere con tutta la cautela di questo mondo), è azzeccata e in effetti l’unica possibile per non morire di noiosa sufficienza.
La valutazione finale quando anche Tales of Monkey Island sarà un gioco completo (novembre).

Rispondi