Harry Potter e il Principe Mezzosangue (PSP)

Harry Potter e il Principe Mezzosangue (PSP, forse).
Harry Potter e il Principe Mezzosangue (PSP, forse).

Tanto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, quando si recensiva un videogioco non esisteva la scappatoia del “è un gioco per bambini”. O, perlomeno, si tendeva ad etichettare i giochi che tali apparivano con una decisiva avarizia. In soldoni: succedeva una volte ogni morte di papa, per roba tipo Barbie e la Gioventù Hitleriana o giù di lì. In questo decennio arricchito pericolosamente da almeno una generazione di gente che scrive di videogiochi da un bel pezzo e che quindi si sente “cresciuta”, avviene con allarmante regolarità. Il più delle volte è un circolo vizioso, uno di quelli tipo: “Maurizia Paradiso è una donna orrenda” – “Ma perché è un uomo”.

Appunto, che bordello. Comunque… dato che in molti hanno iniziato a catalogare i videogiochi come “per bambini” o piuttosto “per gente con la barba”, anche le sfotware house si sono in minima parte lasciate convincere. Certo, l’idea che lo sfruttamento di un brand ampiamente indirizzato (concettualmente e storicamente) a un pubblico giovane sia affrontato con in mente una categoria di giocatori giovanissimi, è assolutamente ovvia e condivisibile. Ma che invece la realizzazione dei titoli che ne conseguono sia roba da Scuola del Cialtronesimo… be’, qui la conseguenza si fa meno ovvia. Perché ai tempi che furono, i ragazzini giocavano tranquillamente a Super Mario Bros. E non è che lo trovassero troppo difficile o chissà che, comunque si sta divagando e ho perso il senso della faccenda.
La scusa ufficiale per parlane, comunque, è Harry Potter e il Principe Mezzosangue per PSP. Che è palesemente pensato per chi non ha ancora intravisto in Emma “Hermione” Watson una futura squinzia da calendario e invece ne apprezza solo i giochi circensi con la bacchetta (tutti quelli previsti dalla legge di Hogwarts, naturale). Insomma, il gioco è una chiavica immonda.

"Ginny, ti ricordavo molto meno frigorifero", "Ammazzati Harry".
"Ginny, ti ricordavo molto meno frigorifero", "Ammazzati Harry".

Il gioco, in effetti, non c’è nemmeno: trattasi di una debolissima ragnatela di corridoi e stanzoni tristi come una canzone di Fabio Concato, pensati per sorreggere delle disperatissime prede imbozzolate sotto la forma di miserrimi minigiochi concepiti male, ma fortunatamente realizzati peggio. Non è solo la totale assenza di una struttura e di un senso a rendere ignobile Harry Potter e il Principe Mezzosangue, ma anche e soprattutto la scarsissima aderenza con l’universo letterario di Nostra Signora delle Sterline (la Rowling). La caratterizzazione, splendida nella serie di libri, è quasi assente. Il mondo della scuola per maghetti viene stravolto e conformato alle regole di un qualsiasi magazzino di mestizia come spesso si rivelano essere non i “giochi per bambini”, ma “i giochi su licenza fatti a cazzo di cane“.
Per fortuna la veste grafica aiuta per qualche istante a non infilare l’UMD dritto dritto nello sciacquone (o, anche, la consapevolezza che Game Stop può anche regalarti una manciata di Euro per averlo, ma di questo parleremo in un post dedicato all’essenza lurida della catena di negozi). Veste grafica che funziona finché tutto è fermo, poi inizia a scoprirsi senza personalità pure lei, come un dedalo di nulla che regala ampie porzioni di grandiosa noia, impreziosita qua e là da animazioni mediocri.
Che Electronic Arts non sia praticamente mai riuscita a tramutare l’immaginario (di per sé più che adatto allo scopo) di Harry Potter in un videogioco decente è una delle tante pecche che si porta sul groppone l’ex etichetta più odiata del pianeta.

Harry Potter e il Principe Mezzosangue (PSP)
Sviluppatore: EA Bright Light
Editore: Electronic Arts

Zavalutazione: ♥♥♥♥♥

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